Si sente dire che un'esecuzione corretta delle forme del
Tai Ji Quan dovrebbe ricordare, agli occhi di chi osserva come al corpo di chi pratica, l'immagine dell'acqua e dei suoi molteplici aspetti.

Così, il fluire lento e ininterrotto da una figura (
shi) all'altra potrebbe suggerire il placido serpeggiare delle anse d'un grande fiume nell'ultimo tratto di pianura, oppure rimandare all'inesauribile capacità plastica mostrata dall'acqua nell'assumere la forma dei più svariati recipienti.
Oppure ancora, la sensazione di benessere diffuso che segue alla pratica intensa potrebbe suscitare il vago ricordo della frescura portata dall'esaurirsi d'un acquazzone estivo.
Tuttavia, questi ed altri consimili sono solo aspetti estrinseci, quasi triviali o comunque "visibili" della natura dell'acqua, la quale, invece, nel suo rapporto con il
Tai Ji Quan tende a presentarne ben altri, legati alla sua componente più oscura e pericolosa, quella abissale e "nascosta".
Non a caso, infatti, uno degli Otto
Jin fondamentali è
Ji (premere) , associato al trigramma
Kan del Libro dei Mutamenti (
Yijing) il quale, appunto, si riferisce proprio all'acqua.
Ma di che natura è, precisamente, l'acqua che viene indicata da
Kan?
Kan viene definito l'"abissale", con riferimento non tanto all'insondabilità, quanto alla profondità, non disgiunta da una certa nozione di pericolo imminente ma vago e dissimulato da un'apparenza tranquilla e rassicurante.
Cosa che, in effetti, vien rivelata dalla stessa conformazione del trigramma: Kan è caratterizzato da una linea intera Yang tra due linee spezzate Yin, quasi a ricordare l'enorme potenza che l'acqua cela dietro la sua apparente debolezza.
Ed è proprio questo l'aspetto della natura dell'acqua a poter essere collegato più correttamente al
Tai Ji Quan, tanto che è possibile incontrarlo a tutti i livelli in cui lo si voglia considerare.
Ad un livello estremamente generale, per esempio, si rivela nell'apparente, inoffensiva gentilezza dei movimenti, che ad un profano possono sembrare perfino estranei a ciò che comunemente viene definito "combattimento", mentre la reale potenza del
Tai Ji Quan si rivela solo al momento del contatto con l'avversario, come pure la razionale efficacia (e spietatezza) delle sue applicazioni.
Anche il fatto di affidarsi alla Forza Interna (
nei jin) piuttosto che a quella bruta, si riferisce allo
yang nello
yin, col corpo "morbido" fuori ma "forte" dentro, il che richiama immediatamente un'altra delle classiche immagini collegate al
Tai Ji Quan, ovvero quella della sbarra di ferro avvolta nel cotone.
In definitiva, si potrebbe dire che il
Tai Ji Quan come l'acqua riflette, dissimula e si adatta, mutando il proprio stato ma non la sua natura profonda e "abissale"...