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14.10.19

Non cedere al sonno...

Il fatto di essere sulla strada giusta non significa affatto essere vicini alla meta: al contrario, è proprio lì che si celano i trabocchetti più insidiosi, e dove è più facile sviarsi od essere sviati.

E dove è necessario vigilare con la massima attenzione.

Del resto, anche Omero ci ammonisce, ricordandoci del sonno cui cede Odisseo giunto in vista di Itaca, fornendo ai marinai troppo curiosi l'occasione per aprire l'otre di Eolo e liberare così i venti avversi che li sospingeranno nuovamente lontani.

Chi intraprende la Via corre lo stesso pericolo e, come per Odisseo, il problema non è tanto la curiosità dei compagni (ovvero i fattori contingenti) quanto il fatto di abbassare la guardia cedendo al sonno.

Sonno che sopraggiunge in mille forme, da quella della pasciuta certezza che ormai sia solo una questione di tempo a quella dell'abbandono quasi fideistico nelle mani del pur ottimo maestro che abbiamo finalmente trovato, ma dal quale molti credono sia possibile apprendere per una sorta di osmosi che dovrebbe far passare in cavalleria il lavoro di ricerca personale.

Nulla di più falso, perché un vero Maestro è come il somaro della nota storiella, e per quanto possa aiutarti non può fare il lavoro per te, perché la Trasformazione indotta dalla pratica è solo e soltanto tua.

Ma anche la pratica più costante e diligente può condurti dove vuoi arrivare solo se non cedi al sonno, perché, come diceva il Buddha, se perdi la corretta Attenzione è come se già fossi tra quelli che sono morti...

22.4.13

Disse il Buddha / Cinque punti per pacificare i pensieri che distraggono





Stando alle fonti, il Buddha, più che di pensieri "negativi", come va tanto di moda adesso, era solito parlare di pensieri "non salutari", ossia frutto di illusione o soggetti alla dicotomia desiderio\avversione, e quindi fatalmente propensi a trascinare e a invischiare nei livelli più bassi e grevi della consapevolezza, offuscando e confondendo il praticante sulla via dell'Illuminazione.







Sempre il Buddha, nel Vitakkasanthanasutta (Discorso della pacificazione dei pensieri distraenti) suggerisce di liberarsi dall'influenza nefasta di questi pensieri non salutari attenendosi ad un vero e proprio protocollo difensivo strutturato in cinque punti:




1. pensate ad altro, è meglio - il che vuol dire innanzitutto rivolgere la propria attenzione ad un oggetto che sia, invece,connesso a qualcosa di "salutare"e quindi teso a riportare il praticante in una condizione di stabilità;




se ciò non dovesse bastare, si passa al punto:




2. ricordatevi che non vi conviene - è fondamentale tenere a mente la pericolosità insita nei pensieri non salutari, rammentandone la capacità di sviare e confondere: lo Svegliato arriva addirittura a paragonarli ad un serpente legato al collo;




se il pensiero non salutare dovesse farsi vivo ancora,




3. lasciatelo perdere - ossia tentare di dimenticarlo e lasciarlo scivolare via dalla consapevolezza




se tuttavia dovesse ripresentarsi,




4. chiedetevi il perchè - analizzare l'origine dei pensieri negativi, ossia da dove vengono e le modalità in cui si manifestano. Si tratta,in definitiva, di avviare un momento analitico che permetta di discernere ed eventualmente correggere, il processo mentale non salutare;




ma se proprio non ci dovesse esser soluzione,




5. soggiogatelo - a denti stretti e con la lingua poggiata sul palato, soggiogare la mente con la mente: si tratta di un metodo d'urto, da utilizzarsi come extrema ratio, un po' come la celebre "roncola" yogica.



Anche in questo caso, è lampante la cristallina razionalità del metodo proposto dal Buddha: dovendo trattare con la mente, l'unica via praticabile è quella che ne tiene presente struttura e funzionamento, e lascia l'ascesi "dura" come ultima opzione, pur mantenendosi allo stesso tempo a debita distanza dai noti sdilinquimenti misticheggianti che tanta parte hanno, invece, nelle interpetazioni più degenerate e user friendly del messaggio buddhista .