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2.9.20

Perché sì.



 Ogni anno, quando l'estate ormai agli sgoccioli tenta di riportarmi in qualche modo all'ordine, m'assale il dilemma se sia davvero il caso di riprovarci, di continuare a insistere nonostante l'esperienza e l'evidenza abbiano già da tempo emesso il loro asciutto verdetto:

a nessuno importa veramente.


Ed è proprio così, me ne sono fatto una ragione da lungo tempo, e dubito vivamente che le cose possano cambiare, almeno in tempi brevi.


"Perché insisti, allora?", mi sento immancabilmente chiedere.


"Perché sì", mi sento immancabilmente rispondere...


11.3.20

Rebus sic stantibus, anche le nostre attività, sia ufficiali (corsi) che ufficiose (lezioni private e pratica "underground"),sono ahimè sospese fino a nuovo ordine.
Ciò nonostante, ricordo ad allievi, collaboratori e simpatizzanti vari che il lavoro individuale non deve essere affatto interrotto, e che anzi questo periodo di pausa forzata dovrebbe essere vissuto come una sorta di "digestione" del materiale appreso, da dedicare in primo luogo all'aspetto personale e intimo della pratica.
Dal canto mio, resto a disposizione (virtuale) per eventuali richieste di chiarimenti, consigli e quant'altro possa essere ritenuto d'aiuto nel corso di questa sospensione forzata, magari provando, se ne avrò la possibilità, a far uscire anche un po' di nuovo materiale di supporto.

Per il resto, restate sempre saldi e lucidi...

A presto,

Remo

20.9.19

Il palo e l'albero


A volte, una traduzione troppo letterale dei termini tecnici delle Arti Marziali può rivelarsi riduttiva e, nei casi limite, persino fuorviante. Questo avviene qualora la traduzione si riveli incapace di rendere fino in fondo lo spirito corretto col quale ci si deve accostare all'esercizio o al principio indicati, rendendo vani, o comunque assai meno proficui, mesi  se non anni di pratica.

Lo Zhan Zhuang è, senza dubbio, uno di questi casi limite.

Metodica di Qigong pressoché universale nei vari stili interni, di alcuni rappresenta il cuore stesso della pratica (Yiquan, alcune scuole di Xingyiquan), e consiste, semplificando non poco, nel mantenere per un determinato tempo alcune posizioni statiche, in primo luogo in piedi ma anche seduti o sdraiati .

Volendolo rendere in italiano, Zhan Zhuang dovrebbe suonare più o meno come "star piantati come un palo", ma purtroppo nei fatti finisce invece ad assomigliare piuttosto spesso all'idea dello "starsene impalati".

Questo avviene perché anche un metodo così sofisticato  per affinare la "presenza"(Shi) interna e scoprire il proprio corpo con le sue numerose interrelazioni fisiche ed energetiche, rischia di diventare inutile se non addirittura di trasformarsi in una vera e propria tortura, in particolar modo per i principianti, qualora ci si accosti all'esercizio con l'atteggiamento yi sbagliato, ossia in modo arido, meccanico e quantitativo, limitandosi fatalmente al suo aspetto superficiale e dunque "esterno".

Commettere errori di questo tipo è molto facile, specialmente all'inizio, quando la consapevolezza di cosa sia realmente la pratica interna porta ancora a cercare altrove quello che abbiamo proprio sotto il naso. Ma questo, di solito, è un problema che tende a sparire da solo, perseverando e ricevendo al momento opportuno le giuste indicazioni.

Ma queste indicazioni, che dovrebbero riguardare più l'atteggiamento psicofisico globale (ossia i rapporti corretti tra yi -qi-li), troppe volte vengono sostituite da generiche esortazioni a una  perseveranza vagamente asinina oppure da pretese di adeguamento a geometrie più o meno corrette ma rigorosamente codificate cui adeguarsi in maniera passiva.

Immagino non sia necessario ribadire come il rispetto delle corrette geometrie sia indubbiamente fondamentale nella fase di comprensione biomeccanica, ma allo stesso tempo è bene ricordare come tutto ciò non debba mai diventare una gabbia in cui soffocare la naturale crescita della percezione e della consapevolezza del praticante: in fondo, continua a sembrarmi assai più saggio guardare all'albero che cresce sempre in funzione della luce a cui tende anziché all'inerte palo...


10.9.19





A breve ricominceranno le mie lezioni di Tai Ji Quan stile Chen, Xinyi dei 10 animali, Nei Gong e Qi Gong presso le sedi di Movimento E Fantasia.

Astenersi perditempo e creduloni ;)

29.7.14

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan \3

Gli esercizi per lavorare sulla FORZA ELASTICA  sono in particolar modo quelli che si concentrano sul rafforzamento dei singoli blocchi strutturali (testa, piano delle spalle, anche etc), attraverso una vera e propria "esplorazione" delle loro modalità di movimento.

Questo rafforzamento deriva dalla pratica scrupolosa degli esercizi noti in Occidente come Power Stretching ( chen jin bao gu), che si concentrano su tendini, legamenti e muscoli profondi, fino a sfiorare il sistema fasciale.

Ed è proprio questo tipo di attenzione rivolta alla struttura profonda e alle proprietà biomeccaniche dei vari tipi di tessuto connettivo a segnare il primo vero passo verso il recupero di quella "animalità" che rappresenterebbe la norma e non certo l'eccezione in fatto di espressione corporea.

Al lavoro sui singoli blocchi segue, per forza di cose, lo studio dell'influenza che ogni singolo blocco ha sulla struttura presa nel suo insieme. Ad esempio, volendo considerare il collo ne vengono studiate sì le possibili flessioni, torsioni e via dicendo, ma anche le necessarie conseguenze che queste azioni possono implicare sul piano delle spalle oppure sul bacino, spostando l'attenzione sul complesso gioco di equilibri che caratterizza il il corpo umano.

Questo gioco potrebbe essere riassunto evidenziando 5 rapporti gerarchici fondamentali, vale a dire:

1.la parte inferiore controlla la parte superiore
2.La parte posteriore controlla la parte anteriore
3.la parte destra controlla la sinistra ( e viceversa)
4.il centro controlla la periferia
5.l'interno controlla l'esterno

che indicano sia il corretto rapporto di dipendenza tra le varie parti del corpo, sia il percorso attraverso cui si giunge, progressivamente, a rendere  "interno"il proprio movimento. Infatti, per quanto ogni gesto atleticamente efficace dipenda dal rispetto delle prime tre gerarchie, un gesto "eccellente",come quello di un danzatore esperto, ad esempio, è possibile solo quando viene rispettata la quarta, ovvero la centralizzazione.

Tuttavia,un gesto che si voglia realmente "interno" deve andare oltre, e nascere proprio da quella struttura profonda, dove il fisico sfuma nell'energetico e nella rappresentazione mentale, che si inizia a risvegliare proprio in questa fase iniziale dell'Opera, in modo che il punto d'inizio finisca per coincidere con quello di arrivo.

Ovviamente, per riuscire a comprendere davvero tutto ciò, sarà senz'altro necessario percorrere, non di rado più e più volte, l'intero cammino, ma le basi si gettano qui.

continua...

"Aprirsi nelle sei direzioni"

5.6.14

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan \2

La prima, indispensabile fase del lavoro interno si situa a un livello strutturale, ed ha come obiettivo dichiarato il pieno recupero delle funzionalità «intelligenti» del corpo, che per la maggior parte delle persone sono compromesse , da una parte, da uno stile di vita troppo comodo e sedentario, con i conseguenti squilibri posturali e l'indebolimento generalizzato, dall'altro da un mal interpretato concetto dell'educazione fisica, non importa se finalizzato al conseguimento in tempi rapidi di abilità fisiche funzionali a una specifica attività (oppure al mero raggiungimento di un discutibile ideale estetico), il quale, per converso, porta il corpo ad esaurirsi ed usurarsi, spesso in maniera subdola e difficilmente avvertibile, almeno finchè non sopraggiungono i famigerati "dolori"ed è quasi sempre troppo tardi per correre ai ripari.

Il lavoro interno, invece, tende a collocarsi in una posizione dettata sostanzialmente dal buonsenso, frutto di un'osservazione attenta del corpo umano e delle sue caratteristiche biomeccaniche, le quali devono essere adeguatamente comprese e assolutamente rispettate, pena l'impossibilità materiale di raggiungere i risultati sperati, se non attraverso un cammino tortuoso e assai dispendioso in termini di tempo così come di sforzi.

L'approccio del lavoro interno, dal canto suo, almeno per quanto riguarda questa fase, si presenta come essenzialmente lineare e progressivo, e muove in direzione centripeta dall'esterno all'interno, vale a dire dal grossolano al sottile,  lavorando in maniera apertamente analitica concentrandosi sulle varie componenti in cui è possibile suddividere la struttura, le quali vengono esercitate singolarmente per poi essere integrate in un secondo momento.

Si può dire, semplificando un po', che questo tipo di analisi si occupa in primo luogo
 della capacità di generare forza(interna), distribuirla e scaricarla.

Questi tre momenti vengono trattati attraverso lo studio delle prime tre tipologie di esercizi:

1. esercizi per la FORZA ELASTICA, che corrispondono al momento e al modo in cui la forza viene generata e accumulata;

2. esercizi per la FORZA A SPIRALE, che si occupano di comprendere le modalità in cui la forza viene trasmessa;

3. esercizi per la FORZA ESPLOSIVA, attraverso i quali si impara a scaricare la forza;


continua

31.7.12

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan\1

Fortunatamente, ormai pochissimi presumono di potersi dedicare all' insegnamento del Tai Ji Quan senza includere un lavoro di base che comprenda una qualche forma di Qi Gong per mezzo della quale preparare il corpo dello studente e iniziare a "riattivarlo" dal punto di vista energetico.
Nonostante questo fatto indubbiamente positivo, sono convinto che nella maggior parte dei casi vengano fatti praticare dei metodi i quali, per quanto utili e senza dubbio importantissimi per uno sviluppo davvero globale del praticante, nel caso specifico della preparazione al Tai Ji Quan non si presentano certo come la scelta migliore e, anzi, spesso possono rivelarsi delle autentiche perdite di tempo . Questo dipende dal fatto che la maggior parte degli insegnanti in circolazione (compatibilmente con la degenerazione ormai irreversibile della percezione stessa del Tai Ji Quan) , si è formata su delle metodiche volutamente generiche, ricavate per lo più nell'ambito della cosiddetta scuola "medica"del Qi Gong e quindi deputate in primo luogo al mantenimento della salute e alla prevenzione della malattie piuttosto che alla preparazione di un combattente. Ovviamente, l'introduzione di siffatti i metodi  sarebbe tutto tranne un male, in sé, e potrebbe davvero aiutare moltissimo gli studenti, in particolar modo coloro, e non sono mai la minoranza,in una classe, i quali presentano più o meno gravi problemi fisici o evidenti blocchi energetici, però non aggiunge granché alla pratica del Tai Ji Quan in quanto tale. Il Tai Ji Quan,va ribadito, pur tralasciando per un momento il pressoché infinito numero di contesti nei quali sia possibile introdurlo e\o integrarlo, rimane un  Quan Fa, un metodo di combattimento, e come tale per essere praticato a dovere necessita di  una serie ben precisa di requisiti fisici, psicologici ed energetici  culminanti  nel Nei Jin, che devono essere coltivati attraverso un lavoro assolutamente specifico e mirato. Il Nei Gong,inteso come percorso graduale di presa di coscienza e di ripristino delle varie "forze",rappresenta al meglio questo tipo di lavoro specifico e mirato, sviluppando quasi impercettibilmente proprio quei requisiti di cui  si parlava sopra, e trasformando a poco a poco il praticante. I tendini,i legamenti, il sistema delle fasce...tutto viene isolato, sistemato e infine coordinato al resto, riportando le cose a ciò che erano prima eppure diverse da prima.
Ma questa "diversità"non consiste certo nell'acquisizione di qualcosa che prima non c'era, quanto nel ripristino delle potenzialità insite nella struttura fisica,energetica o nel processo mentale volta per volta esaminato, che viene perciò mondato dall'impurità accomulate dal tempo,dagli errori e dalla decadenza. E' una sorta di ri-generazione a tutti i livelli, a partire dalle quale è possibile iniziare la vera Pratica( in cui la potenzialità diviene atto), e non un suo scimmiottamento inefficace e francamente volgare.
Ma in che modo si struttura, questa ri-generazione attraverso il Nei Gong?

continua...

5.2.12

QISHI QIGONG- qigong delle Sette Stelle




 

1.Sollevare e abbassare le braccia per pulire e riequilibrare i canali eneregetici, il Qi entra dal BAIHUI ed esce dagli YONGQUAN. tre livelli:
 
epidermide 

muscoli\organi 

ossa\midolli

2.TIBAOSHI al livello dello XIA DANTIAN
 
accarezzare in varie direzioni la sfera di energia 

KAI\HE orizzontale 

KAI\HE verticale 

Ruotare la sfera a sx e dx

KAI\HE verticale

3.CHENGBAOSHI al livello dello ZHONG DANTIAN
 
massaggiare il petto con il QI 

Cerchio frontale dritto e inverso 

Distendere fegato e milza

4.CHENGBAOSHI al livello dello SHANG DANTIAN
 
massaggiare occhi e testa con il QI

5.Unire le 7 Stelle
 
Palmi in alto,aprire i punti LAOGONG per assorbire il QI del Cielo e portarlo nel DT mediano
-
Aprire i punti YONGQUAN per assorbire il QI della Terra eportarlo nel DT basso 

Aprire il BAIHUI e connettere i 3 DANTIAN

6.Mani sul DT inferiore
 
proteggere e ruotare la Perla di QI

7.Chiusura
 
Sfregare l'epidermide per disperdere i ristagni di QI

14.10.10

Tu Na Qi Gong

• Posizione naturale mani poggiate sul Qi Hai (Dan Tian inferiore),respirazione addominale
profonda
• Premere i palmi verso il basso
• Premere i palmi di fronte
• Ma Bu premere i palmi verso il basso e ai lati del corpo

13.10.10

Automassaggio - Sequenza standard

Tecniche di automassaggio
• Strofinare le mani x9
• Strofinare fronte e emento
• Massaggiare il viso
• Sfregare la testa
• Strofinare le orecchie
• Tirare le orecchie
• Premere le orecchie con il Laogong
• Picchiettare lo Yuzhen
• Spazzolarsi la testa
• Picchiettare la testa
• Strofinarsi la gola
• Premere circolarmente il punto Tiantu
• Strofinare in senso orario lo Zhongwan
• Strofinare in senso orario il Qizhong
• Massaggiare i reni
• Picchiettare il torace e l'addome x5
• Picchiettare le braccia x5
• Picchiettare dalla nuca al tallone e dal tarso al torace poi scendere ai lati fino ai piedi e
risalire dall'interno fino al torace
• Scrollare il corpo x81

1.2.10

Il "rilassamento"

Che cos'è il “rilassamento”? La maggior parte delle persone pensa che sia uno stato di abbandono del corpo e della mente, durante il quale i problemi di ogni giorno, lo stress, i cattivi pensieri sono momentaneamente tenuti fuori dalla soglia di consapevolezza.  Detta con altre parole, è come se fosse una specie di “spegnimento” della persona, che diventa per un po' impermeabile alle cose che di solito la assillano. Per ottenere questo, molte persone si dedicano ad attività ricreative, come la lettura, il giardinaggio o le passeggiate, mentre altre,spesso proprio quelle che avvertono con maggiore urgenza il bisogno di “rilassarsi”, si rivolgono a pratiche orientali come lo Yoga, la Meditazione oppure il Qi Gong ed il Tai Ji Quan. E, purtroppo, molto spesso i benefici da loro ottenuti sono assai modesti, tutt'al più paragonabili a quelli che possono derivare da una bella passeggiata in montagna.
Questo perchè,in realtà, il vero “rilassamento”, quello di cui parlano le discipline orientali è un'altra cosa. Lo si potrebbe definire come uno stato di calma vigilanza psichica e fisica, per mezzo del quale è possibile osservare con distacco proprio quei problemi di tutti i giorni da cui si pensa di fuggire per un po' “rilassandosi”, ma che saltano fuori inesorabilmente ogni volta che si finisce di “rilassarsi”. Il che vuol dire che si pongono esattamente dal punto di vista opposto rispetto alla comune concezione del “rilassamento”...
Questo significa che le discipline orientali come il Qi Gong o lo Yoga non possono aiutare chi sente il bisogno di “rilassarsi”?Niente affatto, si tratta, però, di intendersi bene, perchè i mezzi ed il fine non devono essere confusi! Per quanto riguarda il Tai Ji Quan, ad esempio, decidere di praticarlo per “rilassarsi” non è propriamente un errore, semmai un controsenso: è vero che il Tai Ji Quan ha un suo effetto “rilassante” sul praticante, ma è anche vero che se non si è rilassati non si può praticare Tai Ji Quan...Il “rilassamento” che, nel Tai Ji Quan dove si chiama Fangsong, è considerato un pre-requisito  (e non un prodotto), e viene raggiunto tramite alcune pratiche preliminari di Qi Gong dette Fangsong Gong (lavoro sul rilassamento).  Queste pratiche consistono in primo luogo nella presa di coscienza della respirazione e del tono muscolare, sempre seguendo il principio secondo cui il lavoro sul corpo sta alla base di tutto il resto. Sulla base dei benefici raggiunti grazie a questa fase preliminare, il principiante si trova di fronte a due possibilità: o limitarsi all'oretta di “rilassamento” una o più volte la settimana, oppure salire di un livello ed iniziare la pratica vera e propria del Tai Ji Quan, che si basa sull'impegno e sulla trasformazione attraverso (tra le altre cose) il “rilassamento” e non per il “rilassamento”. Credo che queste considerazioni possano essere applicate anche ad altre discipline, in particolar modo lo Yoga,che a causa della sua maggior diffusione risente ancor più del Tai Ji quan di questi ed altri fraintendimenti.  E credo anche che fare un po' di chiarezza e soprattutto il separare bene le fasi della pratica possa portare enormi vantaggi sia all'innalzamento del livello medio di chi si dedica a questo tipo di discipline sia a quelli che cercano solo di “rilassarsi”, i quali si troverebbero ad avere in mano strumenti molto più specifici ed efficaci.