11.3.20

Rebus sic stantibus, anche le nostre attività, sia ufficiali (corsi) che ufficiose (lezioni private e pratica "underground"),sono ahimè sospese fino a nuovo ordine.
Ciò nonostante, ricordo ad allievi, collaboratori e simpatizzanti vari che il lavoro individuale non deve essere affatto interrotto, e che anzi questo periodo di pausa forzata dovrebbe essere vissuto come una sorta di "digestione" del materiale appreso, da dedicare in primo luogo all'aspetto personale e intimo della pratica.
Dal canto mio, resto a disposizione (virtuale) per eventuali richieste di chiarimenti, consigli e quant'altro possa essere ritenuto d'aiuto nel corso di questa sospensione forzata, magari provando, se ne avrò la possibilità, a far uscire anche un po' di nuovo materiale di supporto.

Per il resto, restate sempre saldi e lucidi...

A presto,

Remo

23.11.19

Fissarsi troppo sull'interno porta a una sorta di autismo stagnante, mentre farlo sull'esterno rende invece vacui e inconsistenti.

Solo annullandoli entrambi nel Centro si può giungere a quell'Assenza che diviene vera Presenza...
 

6.11.19

Un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

Sono convinto che un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

E questo vale ancor di più per chi lo fa da professionista: l'allievo che arriva al corso sfinito dal lavoro o dalle incombenze familiari non ha affatto bisogno di trovarsi davanti un bellimbusto fresco come una rosa che, tutto sorrisetti e serenità, si metta magari a pontificar di "duro lavoro" o a rimarcargli una presunta mancanza d'impegno.

Ha bisogno di rispetto, se mai,visto che al corso c'è comunque venuto, ma soprattutto ha bisogno di trovare nel suo insegnante qualcuno in grado di dimostrargli concretamente come ci si possa applicare a questo "duro lavoro" nonostante la stanchezza o lo scoramento, e anzi proprio attraverso il superamento di questi, perché, con buona pace del marketing, il Gongfu non è una forma di "evasione", ma un autentico percorso di "trasformazione", per giunta scomodo e niente affatto indolore.

Per questo credo che un insegnante non possa mai farsi sconti, e anzi debba raddoppiare gli sforzi nella propria pratica personale, anche a costo di arrivarci lui sfinito a lezione...

E più di ogni altra cosa non deve mai dimenticare come l'allievo abbia bisogno sì dell'esperienza e della qualità dell'insegnante, ma anche del suo esempio vivo e presente di essere umano che, seppur su un altro piano, deve fare i conti con le medesime difficoltà e problemi, e continua ad affrontarli.

In fondo, non è questo l'unico vero insegnamento?