6.11.19

Un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

Sono convinto che un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

E questo vale ancor di più per chi lo fa da professionista: l'allievo che arriva al corso sfinito dal lavoro o dalle incombenze familiari non ha affatto bisogno di trovarsi davanti un bellimbusto fresco come una rosa che, tutto sorrisetti e serenità, si metta magari a pontificar di "duro lavoro" o a rimarcargli una presunta mancanza d'impegno.

Ha bisogno di rispetto, se mai,visto che al corso c'è comunque venuto, ma soprattutto ha bisogno di trovare nel suo insegnante qualcuno in grado di dimostrargli concretamente come ci si possa applicare a questo "duro lavoro" nonostante la stanchezza o lo scoramento, e anzi proprio attraverso il superamento di questi, perché, con buona pace del marketing, il Gongfu non è una forma di "evasione", ma un autentico percorso di "trasformazione", per giunta scomodo e niente affatto indolore.

Per questo credo che un insegnante non possa mai farsi sconti, e anzi debba raddoppiare gli sforzi nella propria pratica personale, anche a costo di arrivarci lui sfinito a lezione...

E più di ogni altra cosa non deve mai dimenticare come l'allievo abbia bisogno sì dell'esperienza e della qualità dell'insegnante, ma anche del suo esempio vivo e presente di essere umano che, seppur su un altro piano, deve fare i conti con le medesime difficoltà e problemi, e continua ad affrontarli.

In fondo, non è questo l'unico vero insegnamento?



14.10.19

Non cedere al sonno...

Il fatto di essere sulla strada giusta non significa affatto essere vicini alla meta: al contrario, è proprio lì che si celano i trabocchetti più insidiosi, e dove è più facile sviarsi od essere sviati.

E dove è necessario vigilare con la massima attenzione.

Del resto, anche Omero ci ammonisce, ricordandoci del sonno cui cede Odisseo giunto in vista di Itaca, fornendo ai marinai troppo curiosi l'occasione per aprire l'otre di Eolo e liberare così i venti avversi che li sospingeranno nuovamente lontani.

Chi intraprende la Via corre lo stesso pericolo e, come per Odisseo, il problema non è tanto la curiosità dei compagni (ovvero i fattori contingenti) quanto il fatto di abbassare la guardia cedendo al sonno.

Sonno che sopraggiunge in mille forme, da quella della pasciuta certezza che ormai sia solo una questione di tempo a quella dell'abbandono quasi fideistico nelle mani del pur ottimo maestro che abbiamo finalmente trovato, ma dal quale molti credono sia possibile apprendere per una sorta di osmosi che dovrebbe far passare in cavalleria il lavoro di ricerca personale.

Nulla di più falso, perché un vero Maestro è come il somaro della nota storiella, e per quanto possa aiutarti non può fare il lavoro per te, perché la Trasformazione indotta dalla pratica è solo e soltanto tua.

Ma anche la pratica più costante e diligente può condurti dove vuoi arrivare solo se non cedi al sonno, perché, come diceva il Buddha, se perdi la corretta Attenzione è come se già fossi tra quelli che sono morti...

12.10.19

Non amo molto l'uso bolso e didascalico delle immagini, che finisce per ridicolizzare la realtà irrigidendola in tautologia, ottenendo al massimo di rallentarne per un poco l'inesorabile discesa nell'oblio.

E questo è particolarmente vero per quanto riguarda la pratica interna, che per la natura irripetibile  del suo "momento" (kairòs) , non può essere "fissata" se non al prezzo di gravi mutilazioni nella forma e nella sostanza.

Purtroppo, però, vivendo nostro malgrado in una società incentrata in maniera pressoché esclusiva sull'immagine, a volte ci si trova costretti a scendere a compromessi, foss'anche solo per semplice e prosaica "necessità professionale"e bisogna quindi provare a "fissare" in qualche modo ciò che non potrebbe essere "fissato"...