Chi frequenta le mie lezioni sa bene quanto poco spazio sia lasciato
al formalismo, e come una delle pochissime eccezioni sia quella del
saluto tradizionale.
Il saluto non è soltanto questione
di cortesia, infatti, può essere definito a buon titolo un esempio di Shou Yin (lett. "segno della mano", affine al Mudra indiano) e quindi cela nella sua gestualità elementare un
simbolismo semplice ma allo stesso tempo profondo.
Simbolismo che, del resto, è quello che riassume l'essenza del Gong Fu cinese, ossia l'attenzione rivolta alla Polarità Yin/Yang.
Ma sono possibili altre chiavi di lettura, qualora si voglia tener conto dell'evoluzione storica del gesto.
In principio, il saluto significava "pace" ed era invertito rispetto all'uso attuale, con la mano destra, quindi, ad avvolgere il pugno sinistro.
Così voleva l'etichetta di corte, specie tra filosofi che si accingevano a disputare un argomento.
Tra guerrieri, invece, era la mano sinistra ad avvolgere il pugno destro (dove solitamente si impugna l'arma), come nell'uso abituale.
L'usanza in cui la sinistra si limita a formare un palmo anzichè coprire l'altra risale invece ai tempi delle lotte dei legittimisti Ming contro la dinastia mancese dei Qing (1644-1911) :
la palma rappresentava la luna yue, mentre il pugno destro il sole ri.
I quali, combinati, danno origine alla parola ming, ossia "luce, illuminazione" ma anche il nome della deposta dinastia.
Però la spiegazione più ovvia e contingente è quella che ammonisce, per l'ennesima volta, di bilanciare sempre gang (duro) e rou (morbido) , soprattutto nella pratica individuale, che non deve mai pendere troppo in un senso o nell'altro.
Ma anche negli aspetti più prosaici del combattimento: non a caso, quasi strizzandoci l'occhio ci rammenta di colpire sempre il duro col morbido, e il morbido col duro...
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17.4.14
15.4.10
Formalismo
Chi mi conosce sa bene quanto stia sempre attento ad evitare, nelle mie lezioni, tutti i formalismi inutili,gli automatismi verbali o gestuali che spesso vengono confusi con l'autentica etichetta marziale. E sa anche,o almeno dovrebbe sapere, che ciò non dipende affatto da un'incomprensibile propensione alla sciatteria o a quella detestabilissima ed indiscriminata informalità alla quale siamo condannati dalla volgarità imperante (e che ha condotto alle soglie dell'estinzione le più elementari forme di cortesia),oppure da mancanza di rispetto per gli Antenati, bensì dal mio cronico bisogno di far chiarezza.Come mi è toccato già di ribadire più e più volte, qui sul blog o altrove, la maggior parte delle persone che intraprendono questo od altri cammini lo fa perchè in cerca proprio di quei punti fermi (etici, ideologici,iconici) che sono stati letteralmente atomizzati dal paradigma attuale e dal suo onnipresente e fastidiosamente compiaciuto rictus, e dei quali sentono,magari senza rendersene conto, un disperato bisogno.E proprio in virtù di questo bisogno, tendono pressochè invariabilmente a farsi abbindolare da tutta la serie di gesti, riti e musichette assortite che, il più delle volte,finisce per catalizzare l'attenzione di questi(spesso) ingenui"cercatori",a tutto danno di ciò che realmente conta, ossia l'insegnamento stesso.
Sarò eccessivamente maligno,forse, ma in base alla mia esperienza posso dire che molte volte si tratta proprio di questo:fornire una sorta di cornice suggestiva,esotica e possibilmente nebulosa nella quale inquadrare i neofiti, dar loro un senso di appartenenza e,cosa ancora più importante, farli sentire "un gruppo". Senza scendere in discussioni noiose sulle dinamiche di gruppo (e su come queste possano essere sfruttate),mi preme far notare una semplicissima cosa: che valore de-condizionante può avere un percorso che si limita a sostituire con quattro esotismi di bassa lega la spontanea nascita di un rapporto autentico tra insegnante ed allievi, e tra allievi ed allievi,fondamento imprescindibile per un'autentica trasmissione dell'Arte?
Sarò eccessivamente maligno,forse, ma in base alla mia esperienza posso dire che molte volte si tratta proprio di questo:fornire una sorta di cornice suggestiva,esotica e possibilmente nebulosa nella quale inquadrare i neofiti, dar loro un senso di appartenenza e,cosa ancora più importante, farli sentire "un gruppo". Senza scendere in discussioni noiose sulle dinamiche di gruppo (e su come queste possano essere sfruttate),mi preme far notare una semplicissima cosa: che valore de-condizionante può avere un percorso che si limita a sostituire con quattro esotismi di bassa lega la spontanea nascita di un rapporto autentico tra insegnante ed allievi, e tra allievi ed allievi,fondamento imprescindibile per un'autentica trasmissione dell'Arte?
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