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30.12.22

 


Checché se ne dica, giunti a un certo punto quel che si dovrebbe andar cercando attraverso la Pratica non è più il mero ottenimento di questa o quella qualità bioenergetica, bensì la capacità di Vedere da un punto di vista diverso, che sappia porsi oltre, superandoli, ogni contrapposizione e contrasto.

E' infatti una Visione quella che dovrebbe essere cercata, uno Sguardo simile a quello dell'Aquila, che pur volando alto riesce ad abbracciare tutto e, allo stesso tempo, non esita a piombar lestamente giù per inchiodare e straziare ciò che ha scelto come preda.

Però i più preferiscono continuare a darsi ad altro, e mostrar così di non aver compreso affatto proprio quel Principio che a loro par tanto bello scomodare...

2.9.20

Perché sì.



 Ogni anno, quando l'estate ormai agli sgoccioli tenta di riportarmi in qualche modo all'ordine, m'assale il dilemma se sia davvero il caso di riprovarci, di continuare a insistere nonostante l'esperienza e l'evidenza abbiano già da tempo emesso il loro asciutto verdetto:

a nessuno importa veramente.


Ed è proprio così, me ne sono fatto una ragione da lungo tempo, e dubito vivamente che le cose possano cambiare, almeno in tempi brevi.


"Perché insisti, allora?", mi sento immancabilmente chiedere.


"Perché sì", mi sento immancabilmente rispondere...


23.11.19

Fissarsi troppo sull'interno porta a una sorta di autismo stagnante, mentre farlo sull'esterno rende invece vacui e inconsistenti.

Solo annullandoli entrambi nel Centro si può giungere a quell'Assenza che diviene vera Presenza...
 

6.11.19

Un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

Sono convinto che un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

E questo vale ancor di più per chi lo fa da professionista: l'allievo che arriva al corso sfinito dal lavoro o dalle incombenze familiari non ha affatto bisogno di trovarsi davanti un bellimbusto fresco come una rosa che, tutto sorrisetti e serenità, si metta magari a pontificar di "duro lavoro" o a rimarcargli una presunta mancanza d'impegno.

Ha bisogno di rispetto, se mai,visto che al corso c'è comunque venuto, ma soprattutto ha bisogno di trovare nel suo insegnante qualcuno in grado di dimostrargli concretamente come ci si possa applicare a questo "duro lavoro" nonostante la stanchezza o lo scoramento, e anzi proprio attraverso il superamento di questi, perché, con buona pace del marketing, il Gongfu non è una forma di "evasione", ma un autentico percorso di "trasformazione", per giunta scomodo e niente affatto indolore.

Per questo credo che un insegnante non possa mai farsi sconti, e anzi debba raddoppiare gli sforzi nella propria pratica personale, anche a costo di arrivarci lui sfinito a lezione...

E più di ogni altra cosa non deve mai dimenticare come l'allievo abbia bisogno sì dell'esperienza e della qualità dell'insegnante, ma anche del suo esempio vivo e presente di essere umano che, seppur su un altro piano, deve fare i conti con le medesime difficoltà e problemi, e continua ad affrontarli.

In fondo, non è questo l'unico vero insegnamento?



20.9.19

Il palo e l'albero


A volte, una traduzione troppo letterale dei termini tecnici delle Arti Marziali può rivelarsi riduttiva e, nei casi limite, persino fuorviante. Questo avviene qualora la traduzione si riveli incapace di rendere fino in fondo lo spirito corretto col quale ci si deve accostare all'esercizio o al principio indicati, rendendo vani, o comunque assai meno proficui, mesi  se non anni di pratica.

Lo Zhan Zhuang è, senza dubbio, uno di questi casi limite.

Metodica di Qigong pressoché universale nei vari stili interni, di alcuni rappresenta il cuore stesso della pratica (Yiquan, alcune scuole di Xingyiquan), e consiste, semplificando non poco, nel mantenere per un determinato tempo alcune posizioni statiche, in primo luogo in piedi ma anche seduti o sdraiati .

Volendolo rendere in italiano, Zhan Zhuang dovrebbe suonare più o meno come "star piantati come un palo", ma purtroppo nei fatti finisce invece ad assomigliare piuttosto spesso all'idea dello "starsene impalati".

Questo avviene perché anche un metodo così sofisticato  per affinare la "presenza"(Shi) interna e scoprire il proprio corpo con le sue numerose interrelazioni fisiche ed energetiche, rischia di diventare inutile se non addirittura di trasformarsi in una vera e propria tortura, in particolar modo per i principianti, qualora ci si accosti all'esercizio con l'atteggiamento yi sbagliato, ossia in modo arido, meccanico e quantitativo, limitandosi fatalmente al suo aspetto superficiale e dunque "esterno".

Commettere errori di questo tipo è molto facile, specialmente all'inizio, quando la consapevolezza di cosa sia realmente la pratica interna porta ancora a cercare altrove quello che abbiamo proprio sotto il naso. Ma questo, di solito, è un problema che tende a sparire da solo, perseverando e ricevendo al momento opportuno le giuste indicazioni.

Ma queste indicazioni, che dovrebbero riguardare più l'atteggiamento psicofisico globale (ossia i rapporti corretti tra yi -qi-li), troppe volte vengono sostituite da generiche esortazioni a una  perseveranza vagamente asinina oppure da pretese di adeguamento a geometrie più o meno corrette ma rigorosamente codificate cui adeguarsi in maniera passiva.

Immagino non sia necessario ribadire come il rispetto delle corrette geometrie sia indubbiamente fondamentale nella fase di comprensione biomeccanica, ma allo stesso tempo è bene ricordare come tutto ciò non debba mai diventare una gabbia in cui soffocare la naturale crescita della percezione e della consapevolezza del praticante: in fondo, continua a sembrarmi assai più saggio guardare all'albero che cresce sempre in funzione della luce a cui tende anziché all'inerte palo...


10.9.19





A breve ricominceranno le mie lezioni di Tai Ji Quan stile Chen, Xinyi dei 10 animali, Nei Gong e Qi Gong presso le sedi di Movimento E Fantasia.

Astenersi perditempo e creduloni ;)

15.11.18

Domenica 25 presso gli amici di Anima Mundi Associazione, terrò un seminario dedicato ai fondamenti del Nei Gong.
In particolare, verranno introdotti gli antichi esercizi per lo sviluppo di tendini, legamenti e muscoli profondi, noti in occidente come Power Stretching.
Vi aspetto!







5.6.14

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan \2

La prima, indispensabile fase del lavoro interno si situa a un livello strutturale, ed ha come obiettivo dichiarato il pieno recupero delle funzionalità «intelligenti» del corpo, che per la maggior parte delle persone sono compromesse , da una parte, da uno stile di vita troppo comodo e sedentario, con i conseguenti squilibri posturali e l'indebolimento generalizzato, dall'altro da un mal interpretato concetto dell'educazione fisica, non importa se finalizzato al conseguimento in tempi rapidi di abilità fisiche funzionali a una specifica attività (oppure al mero raggiungimento di un discutibile ideale estetico), il quale, per converso, porta il corpo ad esaurirsi ed usurarsi, spesso in maniera subdola e difficilmente avvertibile, almeno finchè non sopraggiungono i famigerati "dolori"ed è quasi sempre troppo tardi per correre ai ripari.

Il lavoro interno, invece, tende a collocarsi in una posizione dettata sostanzialmente dal buonsenso, frutto di un'osservazione attenta del corpo umano e delle sue caratteristiche biomeccaniche, le quali devono essere adeguatamente comprese e assolutamente rispettate, pena l'impossibilità materiale di raggiungere i risultati sperati, se non attraverso un cammino tortuoso e assai dispendioso in termini di tempo così come di sforzi.

L'approccio del lavoro interno, dal canto suo, almeno per quanto riguarda questa fase, si presenta come essenzialmente lineare e progressivo, e muove in direzione centripeta dall'esterno all'interno, vale a dire dal grossolano al sottile,  lavorando in maniera apertamente analitica concentrandosi sulle varie componenti in cui è possibile suddividere la struttura, le quali vengono esercitate singolarmente per poi essere integrate in un secondo momento.

Si può dire, semplificando un po', che questo tipo di analisi si occupa in primo luogo
 della capacità di generare forza(interna), distribuirla e scaricarla.

Questi tre momenti vengono trattati attraverso lo studio delle prime tre tipologie di esercizi:

1. esercizi per la FORZA ELASTICA, che corrispondono al momento e al modo in cui la forza viene generata e accumulata;

2. esercizi per la FORZA A SPIRALE, che si occupano di comprendere le modalità in cui la forza viene trasmessa;

3. esercizi per la FORZA ESPLOSIVA, attraverso i quali si impara a scaricare la forza;


continua

24.9.13

Biosalus Festival 2013 Urbino 5-6 ottobre

Cortile



Anche quest'anno parteciperò con piacere al BIOSALUS FESTIVAL di Urbino, diretto da Florido Venturi.
Terrò un intervento presso il cortile del Collegio Raffaello DOMENICA 6 alle ore 17, dal titolo: "GENERARE, TRASMETTERE, SCARICARE: il NEI GONG e lo sviluppo della FORZA INTERNA" .
Ovviamente vi aspetto...

per ulteriori informazioni, www.biosalusfestival.it

23.3.13

Metodi del corpo del Drago - sequenza standard

LONG SHEN FA - Metodi del corpo del Drago

Sequenza standard

1. Il Drago corre

2. Il Drago si stende

3. Il Drago raccoglie le stelle

4. Il Drago afferra la luna

5. Il Drago fluttua nel cielo


Questa metodica viene studiata per due scopi fondamentali:

- rinforzare la"tenuta" e l'interconnessione tra i Cinque Archi (Wu gong) in cui è possibile suddividere la struttura;

- sviluppare il Long Shen, la vita\corpo del Drago, abilità che rende il corpo simile ad una molla in tensione e pronta a scattare,caratteristica di stili come lo Xin Yi Liu He Quan e il Long Xing Bagua Zhang;

Sono inoltre utili per impostare in maniera corretta il rapporto anche\gambe e tra queste e la colonna vertebrale, rendendo molto più agevole l'apprendimento della capacità di scarico a terra della forza e il successivo rimbalzo.


     

20.3.13

Per un uso corretto dei "principi"

Si suol dire che il Neijia Quan differisca dalle altre arti marziali in quanto basato sull'applicazione di determinati "principi" anzichè su un repertorio (più o meno) meditato di tecniche (più o meno) funzionali . Per quanto ciò sia alquanto dozzinale e non del tutto corretto, nell'ambito dei metodi "interni" lo studio dei detti "principi" è indubbiamente preponderante, e sarebbe ben difficile sostenere il contrario.
Sfortunatamente, però, non sono convinto che questo studio sia sempre affrontato nella maniera più adeguata, in particolar modo per quel che riguarda l'approccio psicologico al problema.
Infatti, non di rado capita di sentir chiamare in causa il principio x o il principio agitandoli a mo' di feticcio, spesso a sproposito e quasi mai nel contesto adatto.
E' come se vi fosse  una sorta di feticismo del principio, da cui molti, quasi tutti in buona fede, sono spinti a forzare la propria pratica in modo che si conformi al "principio" in questione, quando magari il corpo, dal canto suo, manifesta tutt'altro, e questo sia per cattiva comprensione razionale del principio stesso, sia per l'insufficienza del livello raggiunto attraverso la pratica.
A mio avviso, un approccio simile, per quanto forse inevitabile all'inizio, a lungo andare rischia di pregiudicare seriamente le potenzialità dello sviluppo effettivo dell'Arte nel singolo praticante: seguire un modello ideale, per quanto adamantino e indiscutibile, non tanto come una linea guida ma come una sorta di "stampo" in cui forzare la propria pratica non può che essere deleterio, specialmente se non segue il naturale processo di crescita del praticante, che non può non essere personale sia nei tempi che nei modi. Con questo non intendo, si badi bene, sostenere che lo studio dei principi sia in qualche modo inutile o deleterio, se mai il contrario: in realtà, vorrei sottolineare che la comprensione corretta (Zheng) del principio si ha quando questo emerge dalla pratica ,e non quando il corpo si muove quasi fosse eterodiretto, come un burattino.
Infatti, quanti praticanti arrivano ad un livello accettabile, ma non riescono a procedere oltre in quanto come ingabbiati da un non meglio precisato rispetto (?) verso una sorta di esoscheletro di "principi" che li fa muovere con la vitalità di uno  zombie, e le loro forme sono gusci, magari perfetti in quanto a stile, ma vuoti, privi di "anima" e di quel Cuore (Xin) che da solo fa la differenza tra un buon artista marziale e un vero Maestro?
Non a caso, per evitare  di cadere in questo tranello, la didattica corretta suggerisce di partire da pratiche di base (Nei Gong e Jiben Gong) attraverso le quali far emergere determinate qualità che altro non sono se non la manifestazione dei vari principi e non una qualche loro più o meno forzata "applicazione". Per fare un esempio, se attraverso la pratica arrivo a fare discretamente bene gli esercizi per la Forza a Spirale, vuol dire che a poco a poco il Chan si Jin si è rivelato nel mio corpo, e in questo modo ho realizzato un principio, non mi sono "forzato" ad applicarlo ai miei movimenti. Anche in questo caso, è spontaneo e quasi inevitabile il richiamo alla forma mentis rurale e contadina, cui è fin troppo noto come la forzatura, qualunque essa sia, tenda fatalmente all'inanità, se non al disastro.
Occorre, quindi, accanto ad una conoscenza cristallina dei principi, da tenere sempre presente come strumento imprescindibile di paragone e di controllo, mantenere un atteggiamento operativo improntato alla  saggezza  e alla percettività,  lasciando che i principi si inverino da soli attraverso la giusta pratica, senza "cercarli" a tutti i costi o tributare loro un "rispetto" eccessivo. In fin dei conti, quelle che nascono dalla pratica delle Arti Interne sono capacità che emergono, o meglio ri-emergono solo quando il praticante è pronto,
e non v'è alcun modo di anticipare o velocizzare il processo se non, appunto, quello di seguire correttamente il metodo: la progressiva realizzazione dei vari principi ci assicura di essere sulla strada giusta , e ci aiuta a scandirne le tappe obbligate.
Tappe obbligate, certo, ma nessuna di esse e'mai fine a se stessa, e dovrebbe essere concepita in senso principalmente strumentale, senza fermarcisi più del dovuto, quindi. Non va mai dimenticato, infatti, che e' sempre in agguato il rischio di perdere di vista l'obiettivo finale, la destinazione di quel Viaggio lungo la Via che decidiamo di iniziare con quel non proprio semplice, ma fondamentale, primo passo che e' il Lavoro Interno.

9.3.13

Un paio di (brevi) considerazioni etimologiche - Nei Gong

Il termine Nei Gong può essere (e viene) tradotto abbastanza dignitosamente con "lavoro interno".
Eppure, un'occhiata attenta degli ideogrammi che la compongono può palesare anche qualcos'altro:

Nei rappresenta una pianta che affonda le radici nel terreno,in profondità, mentre la sua parte aerea è ancora appena accennata, un germoglio o poco più.
Indica quindi un movimento di crescita, ma nascosto, interno,che si può interpretare anche come un movimento di intro-versione, cioè di "rivolgimento dello sguardo all'interno"come si legge in diversi testi di Alchimia Interiore(Nei Dan), alla scoperta del proprio essere quel determinato uomo in un determinato momento. E, simile anche in questo all'affondare delle radici , non è immediatamente visibile, ma è fondamentale per la comprensione dell'Arte,per la stessa ragione per cui una pianta senza radici non può sopravvivere.  E' per questo che,senza una sufficiente padronanza dell'interno,non si può parlare con cognizione di causa di Arti Marziali Interne (Nei Jia Quan),perché se ne tradiscono tanto l'essenza quanto gli stessi meccanismi che ne regolano il funzionamento.Il muovere"fiorito"delle mani e delle gambe o lo sbatacchiare vistosamente il corpo come fanno in tanti è proprio come il germoglio di prima: insignificante. E inutile, almeno dal punto di vista delle Arti interne,perchè senza radici.

Gong indica, invece, un uomo che lavora la terra spingendo un aratro. Si tratta,certo, dell'ennesimo richiamo al carattere eminentemente agricolo della civiltà cinese e,di conseguenza, della sua forma mentis, ma è anche una ben precisa indicazione sulla natura della pratica cui ci dedichiamo. Pratica che deve essere come quella del contadino il quale, forte dell'esperienza di chi lo ha preceduto e della propria,vissuta vicinanza alla terra, sa cogliere i segni del cielo e del suolo, ed è capace di adattarsi al Ritmo che li regola.Una pratica, quindi, viva, lontana anni luce da metodiche da laboratorio,cucite addosso a corpi reificati, percepiti quasi più come cadaveri o manichini che non come esseri viventi in un preciso momento spaziale e temporale.

31.7.12

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan\1

Fortunatamente, ormai pochissimi presumono di potersi dedicare all' insegnamento del Tai Ji Quan senza includere un lavoro di base che comprenda una qualche forma di Qi Gong per mezzo della quale preparare il corpo dello studente e iniziare a "riattivarlo" dal punto di vista energetico.
Nonostante questo fatto indubbiamente positivo, sono convinto che nella maggior parte dei casi vengano fatti praticare dei metodi i quali, per quanto utili e senza dubbio importantissimi per uno sviluppo davvero globale del praticante, nel caso specifico della preparazione al Tai Ji Quan non si presentano certo come la scelta migliore e, anzi, spesso possono rivelarsi delle autentiche perdite di tempo . Questo dipende dal fatto che la maggior parte degli insegnanti in circolazione (compatibilmente con la degenerazione ormai irreversibile della percezione stessa del Tai Ji Quan) , si è formata su delle metodiche volutamente generiche, ricavate per lo più nell'ambito della cosiddetta scuola "medica"del Qi Gong e quindi deputate in primo luogo al mantenimento della salute e alla prevenzione della malattie piuttosto che alla preparazione di un combattente. Ovviamente, l'introduzione di siffatti i metodi  sarebbe tutto tranne un male, in sé, e potrebbe davvero aiutare moltissimo gli studenti, in particolar modo coloro, e non sono mai la minoranza,in una classe, i quali presentano più o meno gravi problemi fisici o evidenti blocchi energetici, però non aggiunge granché alla pratica del Tai Ji Quan in quanto tale. Il Tai Ji Quan,va ribadito, pur tralasciando per un momento il pressoché infinito numero di contesti nei quali sia possibile introdurlo e\o integrarlo, rimane un  Quan Fa, un metodo di combattimento, e come tale per essere praticato a dovere necessita di  una serie ben precisa di requisiti fisici, psicologici ed energetici  culminanti  nel Nei Jin, che devono essere coltivati attraverso un lavoro assolutamente specifico e mirato. Il Nei Gong,inteso come percorso graduale di presa di coscienza e di ripristino delle varie "forze",rappresenta al meglio questo tipo di lavoro specifico e mirato, sviluppando quasi impercettibilmente proprio quei requisiti di cui  si parlava sopra, e trasformando a poco a poco il praticante. I tendini,i legamenti, il sistema delle fasce...tutto viene isolato, sistemato e infine coordinato al resto, riportando le cose a ciò che erano prima eppure diverse da prima.
Ma questa "diversità"non consiste certo nell'acquisizione di qualcosa che prima non c'era, quanto nel ripristino delle potenzialità insite nella struttura fisica,energetica o nel processo mentale volta per volta esaminato, che viene perciò mondato dall'impurità accomulate dal tempo,dagli errori e dalla decadenza. E' una sorta di ri-generazione a tutti i livelli, a partire dalle quale è possibile iniziare la vera Pratica( in cui la potenzialità diviene atto), e non un suo scimmiottamento inefficace e francamente volgare.
Ma in che modo si struttura, questa ri-generazione attraverso il Nei Gong?

continua...

16.9.11

Programma corso Tai Ji Quan e Nei Gong

Programma del corso:

1. Nei Gong per lo sviluppo della Forza Interna (Nei Jin)

Per la persona media, “addomesticata” dalle comodità moderne o da una vita troppo sedentaria, pretendere di dedicarsi al Tai Ji Quan senza aver adeguatamente preparato il proprio corpo significa, nella migliore delle ipotesi, votarsi a una pratica sterile e potenzialmente infruttuosa. Per questo, è fondamentale affiancare a quello del Tai Ji lo studio delle antiche metodiche “interne” per allenare il Nei Jin, ovvero la Forza Interna secondo le sue tre tipologie: elastica, a spirale ed esplosiva.

2. Gli Otto Cancelli del Tai Ji Quan

Ciò che sono per la musica le note musicali, per il Tai Ji Quan lo sono i cosiddetti “Otto Cancelli” (Ba Men) , che corrispondono agli Otto Trigrammi (Ba Gua) del Libro dei Mutamenti e alle otto Forze (jin) fondamentali, ovvero: Espandersi\Parare, Ritirarsi, Premere, Spingere, Tirare, Dividere, Colpo di Gomito e Colpo con il Corpo.
Questi, insieme ai Cinque Passi (Wubu)rappresentano il vero e proprio alfabeto del Tai Ji Quan, senza conoscere il quale è assai difficile comprendere il significato e l’applicazione delle figure delle forme.

3. Introduzione allo Stile Chen

Noto anche come stile del “Colpo di cannone”, si tratta del primo Taijiquan storicamente documentato. Fondato dal generale Chen Wangting (1600-1680), è uno stile vigoroso, caratterizzato dall’alternarsi di movimenti veloci e lenti, dall’uso della forza a spirale e dall’esplosività delle tecniche, ed è particolarmente indicato per chi cerca l’aspetto “marziale” della pratica.
Durante il corso si studieranno in un primo momento le figure 1-5 della Prima Forma (Ti Yi Lu) in 83 movimenti, che verranno ripetute nei quattro punti cardinali. Solo dopo che gli studenti avranno raggiunto un’adeguata comprensione si proseguirà con le figure successive.

4. Basi del Tui Shou

Il Tui Shou, o “mani che spingono” è l’esercizio a due che permette di verificare il livello raggiunto nella comprensione degli Otto Cancelli del Tai Ji Quan nonché di mettere alla prova le abilità sviluppate attraverso lo studio del Nei Gong e della forma. È inoltre alla base del San Shou o “mani libere”, ossia lo studio del combattimento, che comprende Jijifa (applicazione dei movimenti) e Paida (tecniche di condizionamento).

14.11.10

Garanzia

Sebbene a molti piaccia disquisire sui fantomatici "poteri" acquisibili una volta raggiunto un livello veramente alto nel Gongfu interno, ci si accorge che,in realtà, spesso non vengono padroneggiati nemmeno i livelli preliminari della pratica.
Si parla tanto  di utilizzare la forza dell'avversario, del combattere-senza combattere,per non parlare del non-utilizzo della forza fisica, senza rendersi conto che tutte queste cose,qualora esistano (o semplicemente coincidano con quel che si ritiene siano),erano ritenute la prova di un livello eccezionale persino in tempi in cui il più scarso tra i combattenti avrebbe fatto tranquillamente a pezzi una decina di sedicenti "esperti" dei giorni nostri,e non rappresentano certo le caratteristiche del praticante medio,specialmente dalle nostre parti.
Questo perché, tra le altre ragioni, si tratta di nozioni negative,ossia di un "fare a meno di..." e quindi la loro stessa natura implica il non impiego di qualcosa che si dovrebbe già possedere: infatti, non è possibile trascendere un livello che non si è raggiunto.Quindi, nel dettaglio, non si può fare a meno della forza se non si è già forti (e nel senso corretto),come pure non si può pensare di utilizzare la forza dell'avversario se non si è in grado di gestire la propria e, ancor di più, non è possibile riuscire a lavorare con profitto puntando direttamente a livello"sottile"(Soffio,Intenzione,etc) quando la struttura fisica è non adeguata o trascurata, perchè si rischia, come si sul dire, di costruirsi la casa sulla sabbia.
 Come dice spesso il M°George Xu,per combattere(e non prenderle) è necessario avere delle garanzie: nel nostro caso, ciò che ci garantisce è il Nei Jin, la Forza Interna. Senza il Nei Jin, tutto l'apparato tecnico e tattico (per non parlare dei famosi"poteri"...) delle Arti Marziali rischia di crollare miseramente, come, appunto, la già menzionata casa costruita sulla sabbia.Per  esempio,direi che è impensabile anche solo pensare di poter controllare la forza dell'avversario se manca la capacità di deformarsi elasticamente (Peng Jin) al momento del contatto,e quindi evitare sia di essere schiacciati sia di essere sbalzati via.
Del resto, non è possibile nemmeno permettersi di controllare "gentilmente" l'avversario,qualora non si sia in grado di danneggiarlo seriamente  a prescindere dalla tecnica che salta fuori al momento,perchè si corrono grossi rischi, dato che un aggressore non si fa certo scrupoli,nemmeno di fronte alla "gentilezza".
Quindi, in definitiva, pensare di poter far a meno d'un solido e ben funzionante Neijin non è soltanto controproducente e pericoloso in caso di aggressione, ma anche insensato, e si pone per questo ben lontano dalla saggezza (e dal buon senso) sui cui si fondano le Arti Interne.

16.10.10

Ventre

Se si osserva il ventre di un bambino,ancora abbastanza piccolo e fortunato da non esser stato  corrotto dalla gestualità condizionata dei"grandi" e dalla loro eccessiva rigidità (o mollezza) ,la prima cosa che balza agli occhi è la sua mancanza di costrizioni. Il ventre sporge appena, ma senza essere prominente, ed asseconda naturalmente la forza di gravità permettendo così il libero gioco del diaframma e del pavimento pelvico durante la respirazione.Ed è pure il punto da cui si originano tutti i movimenti del corpo,proprio come negli animali.
Anche il ventre dei cosiddetti "primitivi", spesso trattati ancora oggi con curiosità ottocentesca nei vari documentari in televisione,è così,libero di muoversi, espandersi e pulsare.
Guardando,invece, il tipo di ventre esibito dai pupazzi dell'industria dello spettacolo,nonchè da certi atleti di dubbio valore, si nota sempre come sia quasi sempre rigido e strozzato. Comunque immobile e,verrebbe da dire,"morto",perchè non partecipa al meccanismo della respirazione nè tantomeno a quello della generazione dei vari movimenti.
Si limita a starsene lì,pietrificato, ligio al vetusto e pernicioso "pancia in dentro,petto in fuori",ottimo per irregimentare soldati, ma non certo per preparare dei guerrieri... 


13.10.10

La posizione dell'Origine- Il Principio delle Tre Forze

Le Tre Forze

  • Sentire la Forza della Terra(Di) affondando il peso nei piedi

  • Cercare la Forza del Cielo (Tian) portando l'energia sulla sommità del capo

  • Comprendere la Forza dell'Uomo (Ren) centrandosi nel Dantian

La posizione dell'Origine- dal punto di vista della struttura

Posizione dell'Origine (Wuji) o naturale

come raggiungerla correttamente:

Dal punto di vista della struttura:


  • Portare i piedi a una distanza pari a quella delle spalle o delle anche,equidistanti dalla proiezione dell'asse centrale del corpo e allineati lungo l'asse del secondo dito

  • Distendere la nuca [1]

  • Rilassare le spalle 

  • Vuotare il petto [2] 

  • Riempire la zona dei reni

  • Ruotare leggermente il bacino [3]

  • Lasciar cadere l'osso sacro all'interno del bacino e verso il basso [4]

  • Distribuire il peso del corpo su tutta la pianta del piede



    Note

    [1] come se si portasse un peso sopra la testa 
    [2] senza incurvare la schiena
    [3] in avanti,affinchè non sporga, ma non troppo per evitare la "coda tra le gambe"
    [4] fondamentale per scaricare la forza a terra