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30.12.22

 


Checché se ne dica, giunti a un certo punto quel che si dovrebbe andar cercando attraverso la Pratica non è più il mero ottenimento di questa o quella qualità bioenergetica, bensì la capacità di Vedere da un punto di vista diverso, che sappia porsi oltre, superandoli, ogni contrapposizione e contrasto.

E' infatti una Visione quella che dovrebbe essere cercata, uno Sguardo simile a quello dell'Aquila, che pur volando alto riesce ad abbracciare tutto e, allo stesso tempo, non esita a piombar lestamente giù per inchiodare e straziare ciò che ha scelto come preda.

Però i più preferiscono continuare a darsi ad altro, e mostrar così di non aver compreso affatto proprio quel Principio che a loro par tanto bello scomodare...

2.9.20

Perché sì.



 Ogni anno, quando l'estate ormai agli sgoccioli tenta di riportarmi in qualche modo all'ordine, m'assale il dilemma se sia davvero il caso di riprovarci, di continuare a insistere nonostante l'esperienza e l'evidenza abbiano già da tempo emesso il loro asciutto verdetto:

a nessuno importa veramente.


Ed è proprio così, me ne sono fatto una ragione da lungo tempo, e dubito vivamente che le cose possano cambiare, almeno in tempi brevi.


"Perché insisti, allora?", mi sento immancabilmente chiedere.


"Perché sì", mi sento immancabilmente rispondere...


11.3.20

Rebus sic stantibus, anche le nostre attività, sia ufficiali (corsi) che ufficiose (lezioni private e pratica "underground"),sono ahimè sospese fino a nuovo ordine.
Ciò nonostante, ricordo ad allievi, collaboratori e simpatizzanti vari che il lavoro individuale non deve essere affatto interrotto, e che anzi questo periodo di pausa forzata dovrebbe essere vissuto come una sorta di "digestione" del materiale appreso, da dedicare in primo luogo all'aspetto personale e intimo della pratica.
Dal canto mio, resto a disposizione (virtuale) per eventuali richieste di chiarimenti, consigli e quant'altro possa essere ritenuto d'aiuto nel corso di questa sospensione forzata, magari provando, se ne avrò la possibilità, a far uscire anche un po' di nuovo materiale di supporto.

Per il resto, restate sempre saldi e lucidi...

A presto,

Remo

23.11.19

Fissarsi troppo sull'interno porta a una sorta di autismo stagnante, mentre farlo sull'esterno rende invece vacui e inconsistenti.

Solo annullandoli entrambi nel Centro si può giungere a quell'Assenza che diviene vera Presenza...
 

6.11.19

Un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

Sono convinto che un vero insegnante di Gongfu non dovrebbe mai presentarsi troppo riposato ai propri allievi.

E questo vale ancor di più per chi lo fa da professionista: l'allievo che arriva al corso sfinito dal lavoro o dalle incombenze familiari non ha affatto bisogno di trovarsi davanti un bellimbusto fresco come una rosa che, tutto sorrisetti e serenità, si metta magari a pontificar di "duro lavoro" o a rimarcargli una presunta mancanza d'impegno.

Ha bisogno di rispetto, se mai,visto che al corso c'è comunque venuto, ma soprattutto ha bisogno di trovare nel suo insegnante qualcuno in grado di dimostrargli concretamente come ci si possa applicare a questo "duro lavoro" nonostante la stanchezza o lo scoramento, e anzi proprio attraverso il superamento di questi, perché, con buona pace del marketing, il Gongfu non è una forma di "evasione", ma un autentico percorso di "trasformazione", per giunta scomodo e niente affatto indolore.

Per questo credo che un insegnante non possa mai farsi sconti, e anzi debba raddoppiare gli sforzi nella propria pratica personale, anche a costo di arrivarci lui sfinito a lezione...

E più di ogni altra cosa non deve mai dimenticare come l'allievo abbia bisogno sì dell'esperienza e della qualità dell'insegnante, ma anche del suo esempio vivo e presente di essere umano che, seppur su un altro piano, deve fare i conti con le medesime difficoltà e problemi, e continua ad affrontarli.

In fondo, non è questo l'unico vero insegnamento?



20.9.19

Il palo e l'albero


A volte, una traduzione troppo letterale dei termini tecnici delle Arti Marziali può rivelarsi riduttiva e, nei casi limite, persino fuorviante. Questo avviene qualora la traduzione si riveli incapace di rendere fino in fondo lo spirito corretto col quale ci si deve accostare all'esercizio o al principio indicati, rendendo vani, o comunque assai meno proficui, mesi  se non anni di pratica.

Lo Zhan Zhuang è, senza dubbio, uno di questi casi limite.

Metodica di Qigong pressoché universale nei vari stili interni, di alcuni rappresenta il cuore stesso della pratica (Yiquan, alcune scuole di Xingyiquan), e consiste, semplificando non poco, nel mantenere per un determinato tempo alcune posizioni statiche, in primo luogo in piedi ma anche seduti o sdraiati .

Volendolo rendere in italiano, Zhan Zhuang dovrebbe suonare più o meno come "star piantati come un palo", ma purtroppo nei fatti finisce invece ad assomigliare piuttosto spesso all'idea dello "starsene impalati".

Questo avviene perché anche un metodo così sofisticato  per affinare la "presenza"(Shi) interna e scoprire il proprio corpo con le sue numerose interrelazioni fisiche ed energetiche, rischia di diventare inutile se non addirittura di trasformarsi in una vera e propria tortura, in particolar modo per i principianti, qualora ci si accosti all'esercizio con l'atteggiamento yi sbagliato, ossia in modo arido, meccanico e quantitativo, limitandosi fatalmente al suo aspetto superficiale e dunque "esterno".

Commettere errori di questo tipo è molto facile, specialmente all'inizio, quando la consapevolezza di cosa sia realmente la pratica interna porta ancora a cercare altrove quello che abbiamo proprio sotto il naso. Ma questo, di solito, è un problema che tende a sparire da solo, perseverando e ricevendo al momento opportuno le giuste indicazioni.

Ma queste indicazioni, che dovrebbero riguardare più l'atteggiamento psicofisico globale (ossia i rapporti corretti tra yi -qi-li), troppe volte vengono sostituite da generiche esortazioni a una  perseveranza vagamente asinina oppure da pretese di adeguamento a geometrie più o meno corrette ma rigorosamente codificate cui adeguarsi in maniera passiva.

Immagino non sia necessario ribadire come il rispetto delle corrette geometrie sia indubbiamente fondamentale nella fase di comprensione biomeccanica, ma allo stesso tempo è bene ricordare come tutto ciò non debba mai diventare una gabbia in cui soffocare la naturale crescita della percezione e della consapevolezza del praticante: in fondo, continua a sembrarmi assai più saggio guardare all'albero che cresce sempre in funzione della luce a cui tende anziché all'inerte palo...


10.9.19





A breve ricominceranno le mie lezioni di Tai Ji Quan stile Chen, Xinyi dei 10 animali, Nei Gong e Qi Gong presso le sedi di Movimento E Fantasia.

Astenersi perditempo e creduloni ;)

15.11.18

Domenica 25 presso gli amici di Anima Mundi Associazione, terrò un seminario dedicato ai fondamenti del Nei Gong.
In particolare, verranno introdotti gli antichi esercizi per lo sviluppo di tendini, legamenti e muscoli profondi, noti in occidente come Power Stretching.
Vi aspetto!







3.9.16

Biosalus Festival 2016









Dopo un lungo silenzio, riemergo dalla naftalina, e confermo con piacere la mia partecipazione alla decima edizione del BIOSALUS FESTIVAL che si svolgerà a Urbino sabato 1 e domenica 2 Ottobre.

Per chi fosse interessato, sabato 1 dalle ore 17 alle 18, presso il cortile del Collegio Raffaello, terrò una lezione dimostrativa di NEI GONG .

La lezione è gratuita e aperta a tutti.

Vi aspetto!



3.10.15

Introduzione al Nei Gong- Ancona 17\10\2015

Dopo parecchi mesi di latitanza, riprendo i miei seminari di Nei Gong presso lo Shaktyogaclub di Ancona...
















Cos'è il Nei Gong
Nei Gong significa letteralmente "abilità acquisita (gong, come in Gong fu ed in Qi Gong) all'interno (nei)", e si riferisce alle antiche metodiche di allenamento tramite le quali viene sviluppata la percezione delle strutture profonde del corpo e la capacità di utilizzarle al meglio per scopi marziali, terapeutici e\o di evoluzione spirituale.
Questo tipo di lavoro, derivato dall'osservazione degli animali e dei fenomeni naturali coinvolge non solo la dimensione fisica,"materiale", ma anche le più sfuggenti dimensioni energetico\ emotiva e mentale. Infatti, non si tratta di lavorare, per così dire, col corpo sul corpo, perchè in tal caso si tratterebbe di un normale esercizio ginnico, bensì di utilizzare la propria mente intesa come Yi (intenzione, proposito ma anche ideazione) attraverso un medium adatto, che la Tradizione cinese indica col nome di Qi, il Soffio, per agire sulla struttura fisica "restituendola", per così dire, alla consapevolezza e ripristinando nell'individuo quella "spontaneità" (Ziran) nell'essere e nell'agire che gli sarebbe propria per natura, liberandolo così dai condizionamenti negativi che lo indeboliscono e ne limitano le capacità.

Per ottenere questo, il percorso del Nei Gong è suddiviso in varie tipologie di esercizi, volte a favorire una più precisa e specifica percezione delle diverse dinamiche che coinvolgono i rapporti tra corpo, mente e soffio, e si muove in direzione centripeta dall'esterno all'interno, vale a dire dal grossolano al sottile, lavorando in maniera analitica concentrandosi sulle varie componenti in cui è possibile suddividere la struttura, le quali vengono esercitate singolarmente per poi essere integrate in un secondo momento.


Si può dire, semplificando non poco, che questo tipo di analisi si occupa in primo luogo

della capacità di generare forza interna (Nei Jin), distribuirla e scaricarla.

Capacità che vengono trattate attraverso lo studio delle prime tre tipologie di esercizi:


1. esercizi per la FORZA ELASTICA, che lavorano sul come la forza viene generata e accumulata;

2. esercizi per la FORZA A SPIRALE, che si occupano di comprendere le modalità in cui la forza viene trasmessa;
3. esercizi per la FORZA ESPLOSIVA, attraverso i quali si impara a scaricare la forza;

Cosa si farà


Nel corso del seminario verranno introdotti elementi del Chen Jin Bao Gu (Power stretching) e dello Zhan Zhuang (esercizi dell'albero) , due delle metodiche fondamentali per lo sviluppo della Forza elastica.


Cosa serve

Abiti comodi. 

Dove e quando 

Sabato 17 ottobre, dalle ore 10 e 30 alle12 e 30 presso Shaktyogaclub via Scrima 81 Ancona

info 


3407732431

gipsyfighter@gmail.com

cuorementepugno.blogspot.it












Vi aspetto!




Qui il link all'evento facebook: https://www.facebook.com/events/490540487775287/

4.1.15

Alcune riflessioni su Xin, Yi e Xing

Xin è l'avere in animo di far qualcosa, la natura cava del cuore che si riempie d'impulso per poi vuotarsi e mutar forma.

 Yi  è lo strutturarsi dell'impulso in proposito, il primo passo verso la forma che è anche un rischiararsi (contiene infatti il radicale "luce") attraverso la consapevolezza.

Xing ,invece, è forma strutturata e resa finalmente palese quale caratterizzazione specifica e riconoscibile.

E' un errore, quindi, voler in qualche modo contrapporre xin e yi, magari forzandone l'identificazione con i concetti di mente "emotiva" o "razionale", perché si tratta di fasi susseguenti anziché opposte.

Anzi, qualora risulti indispensabile interpretarne le dinamiche sotto forma di contrapposizione, questa va accuratamente circostanziata, per non cadere nel solito trabocchetto dualista.

In aggiunta, essendo sempre rischioso voler stabilire in maniera più o meno arbitraria delle cesure o delle demarcazioni negli eventi psichici che non siano poste su un piano rigorosamente ontologico, risulta assai difficile uscire dal livello di percezione cosiddetto ordinario, con il conseguente accavallarsi raffazzonato (al ribasso) di piani e concetti non sempre sovrapponibili.

Piuttosto, risulta proficua l'osservazione distaccata del percorso psichico, ossia il suo sorgere (xin), definirsi (yi) e concretizzarsi (xing), tentando, nei limiti del possibile, di ottimizzarlo.

Si tratta in più di un senso dell'applicazione su un piano diverso del solito meccanismo di generazione, trasmissione ed espressione della forza che rappresenta il cuore della pratica del Nei Gong...  

29.7.14

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan \3

Gli esercizi per lavorare sulla FORZA ELASTICA  sono in particolar modo quelli che si concentrano sul rafforzamento dei singoli blocchi strutturali (testa, piano delle spalle, anche etc), attraverso una vera e propria "esplorazione" delle loro modalità di movimento.

Questo rafforzamento deriva dalla pratica scrupolosa degli esercizi noti in Occidente come Power Stretching ( chen jin bao gu), che si concentrano su tendini, legamenti e muscoli profondi, fino a sfiorare il sistema fasciale.

Ed è proprio questo tipo di attenzione rivolta alla struttura profonda e alle proprietà biomeccaniche dei vari tipi di tessuto connettivo a segnare il primo vero passo verso il recupero di quella "animalità" che rappresenterebbe la norma e non certo l'eccezione in fatto di espressione corporea.

Al lavoro sui singoli blocchi segue, per forza di cose, lo studio dell'influenza che ogni singolo blocco ha sulla struttura presa nel suo insieme. Ad esempio, volendo considerare il collo ne vengono studiate sì le possibili flessioni, torsioni e via dicendo, ma anche le necessarie conseguenze che queste azioni possono implicare sul piano delle spalle oppure sul bacino, spostando l'attenzione sul complesso gioco di equilibri che caratterizza il il corpo umano.

Questo gioco potrebbe essere riassunto evidenziando 5 rapporti gerarchici fondamentali, vale a dire:

1.la parte inferiore controlla la parte superiore
2.La parte posteriore controlla la parte anteriore
3.la parte destra controlla la sinistra ( e viceversa)
4.il centro controlla la periferia
5.l'interno controlla l'esterno

che indicano sia il corretto rapporto di dipendenza tra le varie parti del corpo, sia il percorso attraverso cui si giunge, progressivamente, a rendere  "interno"il proprio movimento. Infatti, per quanto ogni gesto atleticamente efficace dipenda dal rispetto delle prime tre gerarchie, un gesto "eccellente",come quello di un danzatore esperto, ad esempio, è possibile solo quando viene rispettata la quarta, ovvero la centralizzazione.

Tuttavia,un gesto che si voglia realmente "interno" deve andare oltre, e nascere proprio da quella struttura profonda, dove il fisico sfuma nell'energetico e nella rappresentazione mentale, che si inizia a risvegliare proprio in questa fase iniziale dell'Opera, in modo che il punto d'inizio finisca per coincidere con quello di arrivo.

Ovviamente, per riuscire a comprendere davvero tutto ciò, sarà senz'altro necessario percorrere, non di rado più e più volte, l'intero cammino, ma le basi si gettano qui.

continua...

"Aprirsi nelle sei direzioni"

23.1.14

Gli "svantaggi" del Nei Gong

Dopo anni passati a cercar di far conoscere e comprendere gli svariati benefici che possono esser ricavati praticando con cognizione le metodiche di Nei Gong, quest'oggi mi sento in dovere, anche se non so bene per quale ragione, di farne conoscere anche gli innegabili svantaggi. Svantaggi che, stando a sentire diversa gente, ne rivelerebbero la natura tragicamente obsoleta e quanto mai poco adatta alla società contemporanea.
In primo luogo, si tratta di un percorso lungo, forse troppo lungo, e soprattutto, difficilmente esauribile: in una (pseudo)cultura fondata sul nozionismo e sulla creazione di aspettative e conseguenti pianificazioni in salsa manageriale, si tratta di una prospettiva a dir poco inquietante, e assai poco comprensibile, almeno agli occhi dei piu'. L'abitudine alla progressione lineare, inculcata fin dalla piu' tenera eta' e in tutti i campi possibili, non permette di comprendere un cammino che lineare non e', fatto com'e' di riprese, ritorni e riletture che ne rivelano la natura circolare o, meglio ancora e non a caso, spiraliforme. Questo continuo susseguirsi di riprese, riletture e revisioni delle medesime cose ci porta al secondo svantaggio della pratica del Nei Gong, ossia il suo essere tremendamente noioso. E quindi siamo di fronte a un problema davvero grosso, dato che, a quanto pare, di questi tempi è altamente improbabile vedere qualcuno dedicarsi a cose non "divertenti" per vocazione quando non addirittura per definizione.
In più, questa attività così poco divertente richiede, per giunta, parecchio  impegno e di conseguenza tempo, quindi non va proprio d'accordo con i ritmi innaturali cui si sottopone (apparentemente di buona voglia) la maggior parte delle persone.
A dire il vero, il problema dell'impegno e, in particolare, della mancanza del medesimo, meriterebbe una trattazione a parte, e mi adopererò in tal senso. Per ora basti dire che si tratta di uno tra i peggiori spauracchi tra quelli agitabili, davanti al quale fuggono anche i più baldanzosi. Anzi, soprattutto loro...