6.2.15

Ricordi

Per un attimo m'è parso di esser ancora seduto sul davanzale come facevo da ragazzo, con gli occhi tuffati quasi a forza in quel poco di cielo che m'era dato di vedere.

Sempre lontano e, in qualche modo, solo tra la gente che pareva rarefarsi ad ogni istante, a volte molesta, spesso inutile e quasi sempre confusa.

Con solo il corpo a darmi segno d'esser vivo, mi scivolava addosso tutto quel vociare, e con gli occhi socchiusi ero perennemente altrove.

Troppo freddo per non far arretrare gli altri, troppo rovente per essere maneggiato, non appartenevo a nessuno se non per mia personale voglia o costrizione, e troppe cose ho lasciato passar via senza coglierne il senso, o il dolore sotteso.

Ma ora che un po' di bianco inizia ad insinuarsi lentamente sulle guance, sento involarsi piano anche il ricordo,  ritorno qui.

E guardo fuori.

4.1.15

Alcune riflessioni su Xin, Yi e Xing

Xin è l'avere in animo di far qualcosa, la natura cava del cuore che si riempie d'impulso per poi vuotarsi e mutar forma.

 Yi  è lo strutturarsi dell'impulso in proposito, il primo passo verso la forma che è anche un rischiararsi (contiene infatti il radicale "luce") attraverso la consapevolezza.

Xing ,invece, è forma strutturata e resa finalmente palese quale caratterizzazione specifica e riconoscibile.

E' un errore, quindi, voler in qualche modo contrapporre xin e yi, magari forzandone l'identificazione con i concetti di mente "emotiva" o "razionale", perché si tratta di fasi susseguenti anziché opposte.

Anzi, qualora risulti indispensabile interpretarne le dinamiche sotto forma di contrapposizione, questa va accuratamente circostanziata, per non cadere nel solito trabocchetto dualista.

In aggiunta, essendo sempre rischioso voler stabilire in maniera più o meno arbitraria delle cesure o delle demarcazioni negli eventi psichici che non siano poste su un piano rigorosamente ontologico, risulta assai difficile uscire dal livello di percezione cosiddetto ordinario, con il conseguente accavallarsi raffazzonato (al ribasso) di piani e concetti non sempre sovrapponibili.

Piuttosto, risulta proficua l'osservazione distaccata del percorso psichico, ossia il suo sorgere (xin), definirsi (yi) e concretizzarsi (xing), tentando, nei limiti del possibile, di ottimizzarlo.

Si tratta in più di un senso dell'applicazione su un piano diverso del solito meccanismo di generazione, trasmissione ed espressione della forza che rappresenta il cuore della pratica del Nei Gong...  

29.7.14

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan \3

Gli esercizi per lavorare sulla FORZA ELASTICA  sono in particolar modo quelli che si concentrano sul rafforzamento dei singoli blocchi strutturali (testa, piano delle spalle, anche etc), attraverso una vera e propria "esplorazione" delle loro modalità di movimento.

Questo rafforzamento deriva dalla pratica scrupolosa degli esercizi noti in Occidente come Power Stretching ( chen jin bao gu), che si concentrano su tendini, legamenti e muscoli profondi, fino a sfiorare il sistema fasciale.

Ed è proprio questo tipo di attenzione rivolta alla struttura profonda e alle proprietà biomeccaniche dei vari tipi di tessuto connettivo a segnare il primo vero passo verso il recupero di quella "animalità" che rappresenterebbe la norma e non certo l'eccezione in fatto di espressione corporea.

Al lavoro sui singoli blocchi segue, per forza di cose, lo studio dell'influenza che ogni singolo blocco ha sulla struttura presa nel suo insieme. Ad esempio, volendo considerare il collo ne vengono studiate sì le possibili flessioni, torsioni e via dicendo, ma anche le necessarie conseguenze che queste azioni possono implicare sul piano delle spalle oppure sul bacino, spostando l'attenzione sul complesso gioco di equilibri che caratterizza il il corpo umano.

Questo gioco potrebbe essere riassunto evidenziando 5 rapporti gerarchici fondamentali, vale a dire:

1.la parte inferiore controlla la parte superiore
2.La parte posteriore controlla la parte anteriore
3.la parte destra controlla la sinistra ( e viceversa)
4.il centro controlla la periferia
5.l'interno controlla l'esterno

che indicano sia il corretto rapporto di dipendenza tra le varie parti del corpo, sia il percorso attraverso cui si giunge, progressivamente, a rendere  "interno"il proprio movimento. Infatti, per quanto ogni gesto atleticamente efficace dipenda dal rispetto delle prime tre gerarchie, un gesto "eccellente",come quello di un danzatore esperto, ad esempio, è possibile solo quando viene rispettata la quarta, ovvero la centralizzazione.

Tuttavia,un gesto che si voglia realmente "interno" deve andare oltre, e nascere proprio da quella struttura profonda, dove il fisico sfuma nell'energetico e nella rappresentazione mentale, che si inizia a risvegliare proprio in questa fase iniziale dell'Opera, in modo che il punto d'inizio finisca per coincidere con quello di arrivo.

Ovviamente, per riuscire a comprendere davvero tutto ciò, sarà senz'altro necessario percorrere, non di rado più e più volte, l'intero cammino, ma le basi si gettano qui.

continua...

"Aprirsi nelle sei direzioni"