27.4.11

Canne e volpi

Quando arriva un nuovo studente,pur sapendo di frustrare ineluttabilmente le sue aspettative,cerco quanto prima di metterlo al corrente del fatto che,da me, difficilmente apprenderà delle"tecniche" ,e che di"mosse" non ne esistono affatto. Sorvolando sul fatto dell'assurdità del concetto di "mossa",sul quale ci si potrebbe divertire non poco disquisendoci sopra (e non è detto che,prima o poi, non mi venga in mente di farlo), è patente il fatto che,nonostante una maggior facilità di accesso alla materia in questione, la gente tenda ancora oggi a considerare l'arte marziale un insieme di elementi dati da apprendere e dar definitivamente per acquisiti non appena se ne abbia un'idea quanto meno approssimativamente chiara. Se va bene.
Questa concezione è,neanche a dirlo, assolutamente fuorviante, e tende a ingabbiare lo studio delle arti marziali in uno schematismo nozionistico riduttivo e soffocante, come se si trattasse di una delle tante "abilitazioni" che al giorno d'oggi si è soliti conseguire, le quali vengono ineluttabilmente confuse con la reale competenza nel particolare campo cui si riferiscono.
Forse anche per colpa di questa prassi a mio dire nefasta, la stragrande maggioranza degli studenti, o aspiranti tali, si presenta proprio con questi presupposti in testa, e molte volte non riesce a staccarsene, finendo per abbandonare la pratica "seria" e farsi invece abbindolare presso lidi più "confortanti" o maggiormente in linea con le aspettative.
In realtà costoro, per rifarsi ad un celebre apologo, si incaponiscono alla ricerca dei dispensatori di pesci, fuggendo invece da chi si propone d'insegnar loro l'uso della canna o della rete: si aspettano sempre di "aggiungere" bulimicamente qualcosa a ciò che già sanno o ritengono di sapere, senza accorgersi che,rimanendo nei vecchi schemi, le nuove acquisizioni rimangono lettera morta, potenzialità che non si riescono a esprimere a causa dell'inadeguatezza di fondo che i suddetti ben si guardano dal riconoscere e correggere. Finendo poi, come spesso sento,  per incolpare e bollare come "inutili" od "obsolete" proprio quelle cose che desideravano tanto apprendere, mostrandosi, in questo, del tutto simili alla volpe d'un'altra storiella ben conosciuta, e troppo spesso dimenticata.

2 commenti:

Camilla Grandinetti ha detto...

purtroppo siamo diventati frenetici ed ansiosi di avere tutto e subito ,ci siamo dimenticati la soddisfazione di aggiungere un tassello per volta alle nostre conoscenze, solo così si possono gustare appieno tutti i momenti in modo consapevole

Camilla Grandinetti ha detto...

Purtroppo la vita frenetica di oggi riduce tutto ad abbreviare le cose arrivando alla meta senza passare per tutto il percorso intermedio, che a mio avviso è quello che dà le maggiori soddisfazioni, gustare una tappa per volta con la giusta consapevolezza di aver appreso una lezione di vita molto importante.