22.4.13

Disse il Buddha / Cinque punti per pacificare i pensieri che distraggono





Stando alle fonti, il Buddha, più che di pensieri "negativi", come va tanto di moda adesso, era solito parlare di pensieri "non salutari", ossia frutto di illusione o soggetti alla dicotomia desiderio\avversione, e quindi fatalmente propensi a trascinare e a invischiare nei livelli più bassi e grevi della consapevolezza, offuscando e confondendo il praticante sulla via dell'Illuminazione.







Sempre il Buddha, nel Vitakkasanthanasutta (Discorso della pacificazione dei pensieri distraenti) suggerisce di liberarsi dall'influenza nefasta di questi pensieri non salutari attenendosi ad un vero e proprio protocollo difensivo strutturato in cinque punti:




1. pensate ad altro, è meglio - il che vuol dire innanzitutto rivolgere la propria attenzione ad un oggetto che sia, invece,connesso a qualcosa di "salutare"e quindi teso a riportare il praticante in una condizione di stabilità;




se ciò non dovesse bastare, si passa al punto:




2. ricordatevi che non vi conviene - è fondamentale tenere a mente la pericolosità insita nei pensieri non salutari, rammentandone la capacità di sviare e confondere: lo Svegliato arriva addirittura a paragonarli ad un serpente legato al collo;




se il pensiero non salutare dovesse farsi vivo ancora,




3. lasciatelo perdere - ossia tentare di dimenticarlo e lasciarlo scivolare via dalla consapevolezza




se tuttavia dovesse ripresentarsi,




4. chiedetevi il perchè - analizzare l'origine dei pensieri negativi, ossia da dove vengono e le modalità in cui si manifestano. Si tratta,in definitiva, di avviare un momento analitico che permetta di discernere ed eventualmente correggere, il processo mentale non salutare;




ma se proprio non ci dovesse esser soluzione,




5. soggiogatelo - a denti stretti e con la lingua poggiata sul palato, soggiogare la mente con la mente: si tratta di un metodo d'urto, da utilizzarsi come extrema ratio, un po' come la celebre "roncola" yogica.



Anche in questo caso, è lampante la cristallina razionalità del metodo proposto dal Buddha: dovendo trattare con la mente, l'unica via praticabile è quella che ne tiene presente struttura e funzionamento, e lascia l'ascesi "dura" come ultima opzione, pur mantenendosi allo stesso tempo a debita distanza dai noti sdilinquimenti misticheggianti che tanta parte hanno, invece, nelle interpetazioni più degenerate e user friendly del messaggio buddhista .

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