23.1.14

Gli "svantaggi" del Nei Gong

Dopo anni passati a cercar di far conoscere e comprendere gli svariati benefici che possono esser ricavati praticando con cognizione le metodiche di Nei Gong, quest'oggi mi sento in dovere, anche se non so bene per quale ragione, di farne conoscere anche gli innegabili svantaggi. Svantaggi che, stando a sentire diversa gente, ne rivelerebbero la natura tragicamente obsoleta e quanto mai poco adatta alla società contemporanea.
In primo luogo, si tratta di un percorso lungo, forse troppo lungo, e soprattutto, difficilmente esauribile: in una (pseudo)cultura fondata sul nozionismo e sulla creazione di aspettative e conseguenti pianificazioni in salsa manageriale, si tratta di una prospettiva a dir poco inquietante, e assai poco comprensibile, almeno agli occhi dei piu'. L'abitudine alla progressione lineare, inculcata fin dalla piu' tenera eta' e in tutti i campi possibili, non permette di comprendere un cammino che lineare non e', fatto com'e' di riprese, ritorni e riletture che ne rivelano la natura circolare o, meglio ancora e non a caso, spiraliforme. Questo continuo susseguirsi di riprese, riletture e revisioni delle medesime cose ci porta al secondo svantaggio della pratica del Nei Gong, ossia il suo essere tremendamente noioso. E quindi siamo di fronte a un problema davvero grosso, dato che, a quanto pare, di questi tempi è altamente improbabile vedere qualcuno dedicarsi a cose non "divertenti" per vocazione quando non addirittura per definizione.
In più, questa attività così poco divertente richiede, per giunta, parecchio  impegno e di conseguenza tempo, quindi non va proprio d'accordo con i ritmi innaturali cui si sottopone (apparentemente di buona voglia) la maggior parte delle persone.
A dire il vero, il problema dell'impegno e, in particolare, della mancanza del medesimo, meriterebbe una trattazione a parte, e mi adopererò in tal senso. Per ora basti dire che si tratta di uno tra i peggiori spauracchi tra quelli agitabili, davanti al quale fuggono anche i più baldanzosi. Anzi, soprattutto loro...

4 commenti:

Juri Zinani ha detto...

Gli svantaggi che tu giustamente menzioni, sono unicamente svantaggi dal punto di vista commerciale mi pare, e come tali secondo me sono secondari. Io ho trovato molta gente incuriosita e affascinata ma non ben conscia di questi tempi lunghi che si devono vivere attraverso una continua evoluzione della consapevolezza di se. io la vedo piuttosto come un limita da superare in fase di insegnamento che come un limite della pratica in se.

Umberto Sartori ha detto...

Penso infatti che non siano molti quelli che, al primo approccio, scelgono una via marziale per praticare il "Lavoro Interno":
E' un fatto penso innegabile che gli Ufficiali sono pochi mentre i Soldati molti.
E a un "Soldato Semplice", il lavoro alchemico interno raramente si addice.
Non viene inoltre visto come necessario e nemmeno utile,dalla maggior parte di loro, che preferiscono adeguarsi a una Disciplina standard e collaudata anziché cercare la propria.

D'altro canto molti ricercatori interiori non si riconoscono nella marzialità, e sembrano preferire discipline fisiche che più specificamente si occupano "solo" di ricerca interiore, come lo Yoga.
E' tuttavia mia opinione che le arti marziali siano più adatte alla forma mentis occidentale di quanto sia lo Hata Yoga come più spesso viene praticato.
Questo perché l'Arte Marziale, anche quando svolta in pura forma di Lu, sempre postula un "altro", paritetico al praticante, mentre l'"altro" postulato dallo Yoga trascende il praticante stesso e finisce, spesso, per venir confuso in una dubbia identità monadica.





Remo Pizzin ha detto...

Juri:

Infatti, si tratta proprio di un problema che definirei di comunicazione più che di insegnamento: per quanto, come ben sappiamo, siano state tentate tante strade per diffondere questo tipo di pratica,e si sia riusciti a farne comprendere almeno in parte il valore, questo è avvenuto soprattutto sotto l'aspetto logico e razionale...Ciò che una società moralmente e cognitivamente entropica rende difficile da comunicare è proprio quel "resto" che permette di comprendere davvero la pratica interna, e di perseverare in essa...

Remo Pizzin ha detto...

Umberto:

La maggior "comprensibilità" della Via marziale sta nel suo voler immergersi nel flusso,invece di desiderare di uscirne...
Però la differenza è solo apparente, perchè in profondità lo Yoga autentico e le vie del pugno condividono le medesime aspirazioni "eroiche"... :)