Sono ormai diversi anni che mi dedico all'insegnamento, ma non è da molto che mi son reso conto di quanto questo sia diventato importante per me, e per la mia stessa pratica. Non mi va, perchè non è da me, indugiare sulla melassa di logori luoghi comuni tipo l'imparare dai propri allievi o sulle indicibili gioie di una non ben precisata condivisione: ciò che voglio dire è che l'insegnare ti pone di fronte determinati ostacoli interiori, difficilmente superabili e assolutamente non aggirabili in quanto malignamente connessi al tuo stesso essere, e che la vera capacità di un insegnante sta proprio, per quel che è la mia esperienza, nel riuscire ad affrontarli degnamente.
Il peggiore di questi ostacoli è stato, senza dubbio, la necessità di vincere una specie di ritrosia ad "insegnare" nel vero senso della parola: quando ho iniziato, credevo fosse possibile anche per me, come lo era e lo è per buona parte delle persone con cui ho studiato, insegnare con una specie di distacco professorale, sofistico, senza dover per forza esporre quanto di autenticamente"mio" ci sia nell'arte che propongo. In realtà, nonostante i miei ripetuti sforzi, non mi è stato possibile tenere a lungo un atteggiamento del genere e,anzi, proprio questi tentativi mi hanno portato assai vicino a mollare. E più di una volta, ad essere sincero. Se, da un lato, sentivo ingiusto e oscuramente coercitivo il voler imporre ai miei allievi un'interpretazione dell'arte in qualche modo "mia", dall'altro mi rendevo conto di quanto suonassi falso recitando una parte che, in verità, non mi appartiene affatto.
Da questo nasceva una sensazione d'impastoiamento e di insincerità, che mi privava di quell'entusiasmo necessario a coinvolgere le persone e, per così dire, a "contagiarle".
E so benissimo di averne perse per strada parecchie, a causa di questo, e di essermi fatto fraintendere ben più del dovuto.
Il fatto è che si trattava di gelosia. Gelosia rivolta non tanto a quello che insegno, quanto all'amore profondo che ho per l'Arte stessa: un distorto senso del pudore mi impediva di mostrare con sincerità quanto questa fosse importante per me , e come abbia letteralmente plasmato la mia esistenza e, con ogni probabilità, anche la mia visione del mondo.
Tutto questo mi faceva sentire infantile, in maniera del tutto simile a quando,in passato, stentavo a parlare con altre persone della donna che amo, quasi temessi di venire a mancare in qualcosa all'Amore che mi bruciava dentro, sminuendolo e corrompendolo inesorabilmente.
Poi, crescendo, o più probabilmente invecchiando, mi sono accorto che il freddo pensiero razionale diventa pura tautologia non appena ne venga esaurita la funzione di glossatore dei moti del cuore, e come da esso non ci sia da aspettarsi poi tanto, se non un tagliuzzare all'infinito e quindi l'inevitabile paralisi, perchè nulla è trasmissibile limitandosi alla pars destruens.
Per accendere quello altrui, occorre usare il proprio fuoco, e il calar la maschera, per quanto faticoso, è un passaggio obbligato: solo così è possibile permettere alla fiamma dell' Arte di ardere ancora, e di affrontare il soffio maligno del tempo e della dimenticanza umana...
13.8.13
10.8.13
Quanto può essere dura la morbidezza
Si è portati a pensare che il lavoro interno, data la sua enfasi sulla morbidezza e sul rilassamento fisico e mentale, sia una pratica in qualche modo "dolce", e che il suo essere a volte " difficile" per ragioni tecniche finisca per stemperarsi sempre in questa dolcezza.
In realtà, poche cose sanno essere dure ed aspre come la pratica interna, e questo non certo per le dette difficoltà , a volte anche notevoli, di tipo tecnico o teorico. La vera difficoltà, la vera durezza stanno nel suo essere costantemente un pugno nello stomaco, pugno che continua ad andare a segno sempre e comunque, ad ogni singolo allenamento. E questo perché il problema siamo noi, che non riusciamo a"mollare la presa", e a lasciarci dunque fluire come sarebbe naturale fare. Siamo sempre ossessionati dalla forma corporea (xing), sia che sia nel senso della consapevolezza delle nostre più o meno compensate mancanze strutturali, sia nella percezione della perenne imprecisione dei nostri gesti. Non riusciamo proprio a dimenticarci (zuo) e a non-fare (
wuwei), e questo genera, anche inconsciamente, una sensazione di fastidio, e quindi agitazione e confusione. Il vero nemico,come sempre, siamo noi stessi, e soprattutto il terrore di sentir mancare in qualche modo la nostra integrità, di toglierci la maschera (persona) che ci individua. Eppure, il carattere che indica il Dao mostra proprio una testa scarmigliata che danza: forse è tutto li', ma quanto sa essere pesante quel primo passo!
5.8.13
Dance Immersion Festival 2013
E' confermata la mia presenza all'edizione 2013 del DANCE IMMERSION FESTIVAL, organizzato dalla Scuola di Danza "MOVIMENTO E FANTASIA"
diretta da Benilde Marini,e che si svolgerà a Cagli (PU) dal 31 agosto all'8 settembre.
Per informazioni contattate la Direzione artistica al 3389600511 oppure qui
Per chi fosse interessato, questo è quanto:
ALLA SCOPERTA DEL PAESE INTERIORE: il movimento come autoconoscenza secondo la Tradizione cinese
Attraverso questa serie di seminari si desidera proporre una riflessione sul movimento quale strumento di auto-conoscenza, in una sorta di esplorazione di quello che la Tradizione cinese è solita definire il "Paese Interiore", ossia il corpo inteso sì come struttura profonda ma anche come luogo di Presenza.
Le discipline che verranno trattate sono il Tai Ji Quan ( Boxe della Suprema Polarità) e il raro Xin Yi Quan (Boxe del Cuore e della Mente).
Domenica 1\9 ore 10-12 Sabato 7\9 ore 18-20
Fondamenti di Tai Ji Quan: il movimento sferico
Da sempre, l'immagine della Sfera evoca quella della Totalità. Per essere realmente "totale", il movimento deve in qualche modo rispecchiarla, attraverso un costante bilanciamento tra la percezione spaziale interna e quella esterna.
Sabato 31\8 ore 17/19
Il Cuore, la Mente e il Pugno: introduzione allo Xin Yi Quan
La grazia spontanea dei movimenti degli animali sembra quasi irraggiugibile, per gli esseri umani, ma attraverso lo studio dello Xin Yi Quan possiamo iniziare a risvegliare la nostra natura animale.
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