5.6.14

Il Qigong più adatto alla pratica del Tai Ji Quan \2

La prima, indispensabile fase del lavoro interno si situa a un livello strutturale, ed ha come obiettivo dichiarato il pieno recupero delle funzionalità «intelligenti» del corpo, che per la maggior parte delle persone sono compromesse , da una parte, da uno stile di vita troppo comodo e sedentario, con i conseguenti squilibri posturali e l'indebolimento generalizzato, dall'altro da un mal interpretato concetto dell'educazione fisica, non importa se finalizzato al conseguimento in tempi rapidi di abilità fisiche funzionali a una specifica attività (oppure al mero raggiungimento di un discutibile ideale estetico), il quale, per converso, porta il corpo ad esaurirsi ed usurarsi, spesso in maniera subdola e difficilmente avvertibile, almeno finchè non sopraggiungono i famigerati "dolori"ed è quasi sempre troppo tardi per correre ai ripari.

Il lavoro interno, invece, tende a collocarsi in una posizione dettata sostanzialmente dal buonsenso, frutto di un'osservazione attenta del corpo umano e delle sue caratteristiche biomeccaniche, le quali devono essere adeguatamente comprese e assolutamente rispettate, pena l'impossibilità materiale di raggiungere i risultati sperati, se non attraverso un cammino tortuoso e assai dispendioso in termini di tempo così come di sforzi.

L'approccio del lavoro interno, dal canto suo, almeno per quanto riguarda questa fase, si presenta come essenzialmente lineare e progressivo, e muove in direzione centripeta dall'esterno all'interno, vale a dire dal grossolano al sottile,  lavorando in maniera apertamente analitica concentrandosi sulle varie componenti in cui è possibile suddividere la struttura, le quali vengono esercitate singolarmente per poi essere integrate in un secondo momento.

Si può dire, semplificando un po', che questo tipo di analisi si occupa in primo luogo
 della capacità di generare forza(interna), distribuirla e scaricarla.

Questi tre momenti vengono trattati attraverso lo studio delle prime tre tipologie di esercizi:

1. esercizi per la FORZA ELASTICA, che corrispondono al momento e al modo in cui la forza viene generata e accumulata;

2. esercizi per la FORZA A SPIRALE, che si occupano di comprendere le modalità in cui la forza viene trasmessa;

3. esercizi per la FORZA ESPLOSIVA, attraverso i quali si impara a scaricare la forza;


continua

14.5.14

Yoga Nomade 2014 ad Ancona

 

 

 

 

 

 

YOGA NOMADE
1 giugno 2014
Mole Vanvitelliana di Ancona

Ritorna l' atteso appuntamento con lo Yoga Nomade!

E’ con grande piacere che lo staff dello YOGA NOMADE annuncia la prossima edizione ad ANCONA nella suggestiva cornice dell’ antica MOLE VANVITELLIANA in collaborazione con il MUSEO OMERO e con il PATROCINIO DEL COMUNE DI ANCONA.

Lo Yoga Nomade è una festa d’insegna dello YOGA , un’ occasione per conoscerne e sperimentare diversi tipi di YOGA con altrettanti insegnanti!

TANTE LEZIONI DI YOGA DI DIFFERENTI STILI si alterneranno nelle diverse sale durante tutta la giornata:
Antonella Luminati – IYENGAR YOGA
Carlotta Hinna – TANTRA YOGA
Sandro Brancaleoni – ASHTANGA YOGA
Giorgia Filippone – KUNDALINI YOGA
Paola Ciabotti – RATNA YOGA
Patrizio Miscia – OKI DO YOGA
Sylvia di Urban Gipsi Yoga- HATHA FLOW YOGA
Arely Torres Delfin- HATHA VINYASA YOGA.

Sala Conferenze e Meditazione: Costellazioni Familiari con Giovanni Troiano e Meditazione Mindfulness con Paola Pela; Free space per meditazione libera durante l’ orario dell’ evento.
Area Olistica: operatori olistici e del benessere offriranno trattamenti gratuiti di Ortho Bionomy,  Ayurveda, Riflessologia Plantare, Shiatsu.
Cortile interno della Mole: Canto armonico e Didjeridoo con Stefano Crocelli e Tai Ji Quan con Remo Pizzin.

L’ edizione del 2014 vede la straordinaria collaborazione dello YOGA NOMADE con il MUSEO OMERO, museo tattile per non vedenti.  “YOGA per OMERO” : Lo YOGA incontra i NON VEDENTI e propone una lezione speciale dedicata condotta dalla Prof. Antonella Luminati , Laureata in scienze motorie e insegnante certificata Iyengar Yoga.

Materiale occorrente: Tappetino per la pratica – le lezione sono adatte anche a chi non ha mai praticato Yoga

YOGA NOMADE EDIZIONE 2014
ANCONA -  MOLE VANVITELLIANA

DOMENICA 1 GIUGNO 2014
ORE 10,30 – 18,30


INGRESSO GRATUITO A OFFERTA LIBERA

Per informazioni :
338.4020816
www.yoganomade.it




8.5.14

Rinnegarsi




E' a dir poco spaventoso realizzare quanto la nostra reale natura, con i suoi limiti, forse, ma anche doti e inclinazioni particolari, sappia volutamente rinnegarsi annullandosi in forme artificiose o comunque estranee.

Anche in questo, l'osservazione degli schematismi corporei riesce ad essere illuminante, data l'estrema incapacità di mentire dimostrata in continuazione dal nostro corpo.

Il corpo non è quasi mai "libero", tanto meno in chi in esso trova una forma di espressione: per quanto possa sembrare assurdo, la maggior parte di chi "usa" abitualmente il proprio corpo, ovverosia gli artisti marziali, ma il discorso vale anche per i danzatori e gli atleti in genere, rivela un livello di condizionamento altissimo.

In questo caso, però, si tratta di una forma di condizionamento ben diversa rispetto a quella che affligge le persone  dotate d'una percezione corporea "normale" e quindi quantomeno vaga, nonchè molto più subdola e difficile da eliminare.

Si tratta dell'incapacità di svincolarsi dai modelli e dalle gestualità apprese, di cui molto spesso si scorda la natura strumentale, e si finisce per trasformarli in ideali astratti, e, perciò, intrinsecamente alieni. In questo modo, si viene a creare una tensione costante verso questo modello estraneo, magari replicato nella miglior maniera possibile, ma comunque sempre inautentico.

Mi sono molte e molte volte domandato come un modello estraneo, per quanto fortemente interiorizzato e reso ragionevolmente "proprio" possa resistere senza collassare sotto la pressione esterna, sia che si tratti della tensione prima di entrare in scena oppure di quella della competizione.  E questo vale infinitamente di più se applicato nel contesto in cui dovrebbero, o meglio non dovrebbero trovarsi gli artisti marziali, ovvero nel caso di uno scontro realmente cruento, che non è nè quello sul ring nè una rissa da bar...

Ma anche volendo prescindere da tutto ciò, sarebbe piuttosto da domandarsi quanto giusta possa essere per la persona questa identificazione rigida con dei modelli astratti: non è forse l'ennesima, e particolarmente sopraffina, forma  di  dissoluzione auto inflitta?