14.3.13

La Mano che sbarra- Parte prima

Avendo praticato,a suo tempo, Wing chun, Choy li Fut e, soprattutto, Tang Lang Quan, penso di essermi fatto un'idea abbastanza chiara dell'approccio al combattimento dei metodi di tradizione Shaolin.
Tuttavia, solo entrando in contatto col Lanshou Quan (boxe della mano che sbarra) ho potuto tirare le fila di tutto quel lavoro, scoprendo un sistema che, aldilà d'una semplicità disarmante, sintetizza alla perfezione tutte le caratteristiche dei cosiddetti metodi "esterni" lasciando, allo stesso tempo, la strada libera allo sviluppo delle potenzialità "interne".

Il Lanshou, diffuso principalmente nella zone di Tainjin e Shanghai,si presenta, come ho già detto, sotto le (mentite) spoglie di uno stile eminentemente"classico",cioè basato su calci e pugni a distanza medio\lunga, e anche un po'insignificante da un puntodi vista estetico, se paragonato alla maggior parte dei sistemi con cui è "imparentato". Le sue tecniche, infatti, sono lineari, semplici, con calci non troppo alti, posizioni non troppo basse e, in definitiva, nessun tipo di "fioritura".
Lanshou quan al porto di Ancona
Eppure, questo stile possiede una sua propria, ben precisa eleganza, fatta di sobrietà e precisione: per quanto apparentemente minimalista nell'aspetto, nel Lanshou quan non c'è spazio per le approssimazioni, e l'aspetto posturale di ogni posizione è curato in maniera a dir poco maniacale. Ed è proprio questa attenzione agli allineamenti strutturali a rendere possibile la strategia base del metodo,vale a dire quella di "fermare" coi propri colpi l'avversario lì dove si trova,quasi come gli si chiudesse in faccia un cancello(1). Infatti, l'aver costantemente il corpo "dietro" il colpo non fornisce a quest'ultimo soltanto pesantezza ma anche una solidità particolarmente "spigolosa" che lo rende simile a un vero e proprio cuneo(2).
In altre parole,è come se il Lanshou quan riflettesse in qualche modo una strategia simile a quella della falange oplitica,la cui forza d'urto (attiva o passiva) dipende dalla perfetta coordinazione degli elementi da cui è costituita la falange stessa. Infatti, in battaglia,le possibilità di vittoria di una falange (o di un quadrato di picchieri) dipendono in primo luogo proprio dalla capacità di mantenere lo schieramento,contro il quale le cariche del nemico finiscono per infrangersi,praticamente infilzandosi da sole.



continua




Note:

(1)Uno dei significati del carattere "lan" è proprio cancello,palizzata
(2)Si tratta di un concetto che, con le dovute differenze, ricorda quello del Wing Chun

2 commenti:

Juri Zinani ha detto...

Ti lancio la mia provocazione: é stato il Lanshou a farti capire, oppure è la tua competenza sull'interno ad averti fornito le chiavi di lettura del un percorso?
Ossia è il Lanshou o chi lo pratica dopo aver capito molte cose ad aprire la via alla conoscenza?
Od entrambe?

J

Remo ha detto...

Direi entrambe, per convergenza...
Di sicuro,la natura dello stile e la sua didattica mi hanno aiutato molto a rendere "esplicite" alcune delle capacità derivate dalla pratica interna, e a saldarle con il lavoro fatto a suo tempo,rendendolo veramente "mio", ma senza lo studio dell'interno non credo si sarebbero accese tante "lampadine"... ;)